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    Identica identità

    di Stella N'Djoku

    «L'identica identità può essere riassunta con la parabola dei talenti. Il servo che ridà la moneta al padrone è questa identica identità: rimane intatta, salvaguardata, ma così com'è è sterile, non può portare frutto. Gli altri due servi, invece, si sono messi in gioco: hanno identità trasformate ma che hanno fruttato», così il professor Silvio Ferrari ha concluso la sua relazione durante il primo incontro del ciclo di conferenze dal titolo “Identica Identità. Le religioni monoteiste parlano dei nostri tempi”, tenutosi nell'aula A-11 dell'USI, mercoledì sera.

    «Parlare di identica identità in un paese con 26 cantoni e 4 lingue nazionali è una grande sfida!» ha esordito il professor Ferrari, che ha fatto notare come il titolo della conferenza, "Identità cristiana in occidente", unisca due parole controverse come "identità", che oggi in occidente è considerato un termine sospetto in quanto implicherebbe denominazioni ed esclusioni, e "Europa", controversa anche per via del declino economico e politico. Europa che ha una storia cristiana, ma nella quale oggi chiunque può cambiare religione in qualsiasi momento, a differenza di molti altri paesi, nei quali il cambiamento di religione o non è ammesso, e quindi le conseguenze sarebbero discriminazione o persecuzione, o non è contemplato perché si possono seguire contemporaneamente più religioni, come spesso accade in alcuni paesi dell'Asia, dove ogni religione risponde ad un determinato bisogno e quindi non va in contrapposizione con le altre professioni.

    «Una cosa di cui possiamo essere sicuri è che l'identità cristiana com'è stata finora, perché non esisterà più: la percentuale di cristiani in Europa si abbasserà sempre di più, forse sarà il 15% nel 2050, mentre il nuovo cuore della cristianità saranno Africa e Sudamerica». Eppure questo cambiamento non è dovuto alla condizione di benessere come origine della minor osservanza, perché esso influenza solo relativamente le persone, ma piuttosto la causa dovrebbe essere ricercata nella perdita di valori e non, invece, nei soldi o nello stato laico, che non è un nemico da combattere perché non può avere una propria religione in un contesto culturale e religioso tanto diversificato. Eppure Stato e Chiesa dovrebbero collaborare nella ricerca di un bene comune.

    Nel discorso di Ferrari sono state toccate anche la differenziazione religiosa e l'insegnamento religioso nelle scuole.

    Il ciclo di conferenze proposto dalla Facoltà di Teologia di Lugano e dalla dottoressa Myriam Lucia Di Marco si propone di «analizzare le identità religiose maggiormente presenti sul nostro Territorio da un punto di vista statistico, giuridico, filosofico-politico senza mettere in discussione le fondamenta rivelatrici che possiedono», ha spiegato la Di Marco introducendo al tema, «un'analisi necessaria nel nostro tempo per capire gli sviluppi della nostra società, della nostra mentalità: siamo confrontati con più realtà identitarie. Sempre più multiculturali diventano l'Europa, la Svizzera, il Ticino».

    Inoltre, a inizio serata, sono intervenuti per porgere i loro saluti René Roux, rettore della Facoltà di Teologia di Lugano, che ha portato i saluti di mons. Valerio Lazzeri, e l'onorevole Marina Masoni-Brenni, vice sindaco di Lugano, che ha voluto sottolineare l'importanza della discussione di un tema tanto attuale.

    Pubblicato sul Giornale del Popolo, sabato 18 aprile 2015.

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