È deceduto domenica scorsa, 6 dicembre, don Vittorino Piffaretti. Aveva 90 anni. Attinente di Giornico, era nato a Mendrisio il 22 maggio 1930. Ancora ragazzo entrava nel seminario San Carlo di Lugano, compiendovi il previsto cammino di formazione e di studio verso l’ordinazione presbiterale, da lui ricevuta il 12 giugno 1954. Il successivo mese di agosto iniziava il suo ministero pastorale nelle comunità di Gnosca e Preonzo. Nell’autunno 1959 riceveva la cura di Tenero e, dal 1964, anche di Contra. Rimaneva al servizio di quelle comunità fino all’estate 1969, quando veniva nominato parroco-arciprete di Mendrisio. In quella parrocchia, a lui certamente molto cara, dove era cresciuto ed era germogliata la sua vocazione sacerdotale, nel 1976 gli veniva pure affidata la funzione di vicario foraneo del Mendrisiotto. Nel 1991 lasciava Mendrisio, rispondendo positivamente allo scritto che il vescovo Eugenio Corecco aveva inviato ai preti, chiedendo chi fosse disponibile per il servizio di cappellano all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Un compito delicato e pastoralmente molto significativo, perché confrontato direttamente con la sofferenza e sovente pure con il mistero della morte. Don Piffaretti era una persona discreta. Si sedeva vicino al letto d’ospedale e accoglieva il dramma interiore della persona ricoverata dedicando il tempo necessario per ascoltare la sua storia. Questo perché i medici e gli infermieri sono dediti alle terapie e spesso non hanno il tempo per sostare a lungo a parlare.
«È fondamentale la figura del cappellano in una struttura ospedaliera: non per fare del proselitismo ma per incontrare anche il dolore interiore delle persone», afferma Marianna Bionda, ricoverata al S. Giovanni, nel 1992, per un incidente stradale. Qui il suo incontro con don Vittorino che le sta accanto e l’aiuta a prendere coscienza in modo più sereno della situazione. «Ero arrabbiata – racconta la signora Bionda – perché ero in un letto d’ospedale, con una prognosi delicata, a causa di una distrazione di un’altra persona. Ero piena di collera e don Vittorino mi ha aiutata ad accettare la situazione e a perdonare chi aveva causato involontariamente l’incidente. La sua vicinanza è stata un dono prezioso in quel momento particolare della mia esistenza».
Come la signora Bionda, tanti, tra pazienti e personale curante, nei 13 anni di presenza discreta e laboriosa di don Vittorino al San Giovanni, possono confermare questo suo umile servizio di ascolto e consiglio. Nel 2005 per motivi di età e di salute lasciava il servizio di cappellano del San Giovanni, per trascorrere l’ultimo tratto della sua strada terrena presso la Casa Paganini Rè di Bellinzona, assistito dalla sorella Ida, che sempre lo ha accompagnato e seguito con sincero affetto. Anche tra gli anziani non ha mai smesso di essere quella discreta presenza di Cristo fatta di sorrisi e parole di conforto e speranza. Lascia il ricordo di un presbitero generoso e saggio, che ha saputo abbinare la bontà con la semplicità, la serietà con la disponibilità, in una prospettiva di apertura al dialogo, alla comprensione e all’accoglienza.
(GB/FA)