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    Bambini di strada

    Liberamente tratto ed adattato dal sito donbosconelmondo.it

    Le strade nelle quali hanno dimenticato il loro nome

    Negli ultimi due decenni centinaia di ONG e istituzioni senza scopo di lucro ci hanno portato in Sudamerica per mostrarci senza nessun pudore le immagini dei “cleferos” (inalatori di colla) o dei bambini mendicanti e nel sudest asiatico per aprirci gli occhi su una realtà durissima, quella dei minori che percorrono le strade delle città più turistiche alla ricerca di un uomo con cui prostituirsi, in quello che si definisce turismo sessuale e che non è altro che pedofilia con il consenso governativo. In circa 20 anni abbiamo percorso le strade di Bolivia, Colombia e Thailandia… e abbiamo dato volto a una realtà che oggi sembra essere stata cancellata con un semplice tratto di penna. Ma i numeri non ingannano, le strade del mondo sono popolate da bambini e bambine senza una speranza a cui aggrapparsi, eccetto quella di sopravvivere un giorno in più.

    Chi sono i bambini di strada?

    Parliamo di quelli che vivono nelle strade di una città, privati dell’attenzione familiare e della protezione di un adulto. Oggi che i senza tetto si possono trovare anche nelle strade del nostro paese ci è più facile immaginare lo stile di vita di questi bambini in molti luoghi del mondo. Palazzi abbandonati, stazioni ferroviarie, scatole di cartone o la dura terra sotto una macchina o un camion sono i loro dormitori abituali, angoli dove si sentono relativamente protetti da aggressioni e dalla polizia. Anche così, ci risulta sempre difficile trovare una definizione precisa che possa descrivere l’enorme casistica di storie, circostanze e volti conosciuti con lo stesso nome, “Bambini di strada”.

    Come fa un bambino a diventare bambino di strada?

    La storia di ogni bambino è unica; ma ci sono alcuni motivi principali che contribuiscono a far finire un bambino sulla strada.

    Pochissimi possono scegliere: sono stati abbandonati, sono rimasti orfani, non hanno da mangiare o sono stati cacciati da casa.

    Nel caso in cui siano stati cacciati di casa il principale motivo consiste nella mancanza di risorse per nutrirli, anche se in alcuni luoghi dell’Africa alcuni bambini sono cacciati dalla loro casa perché accusati di stregoneria, un modo di giustificare l’impossibilità di dare da mangiare al bambino.

    Un altro grande gruppo è costituito da bambini che hanno deciso volontariamente di vivere in strada perché la situazione in famiglia è insostenibile. Sia perché hanno sofferto violenza, sia per negligenze paterne oppure perché la famiglia non è in grado di soddisfare i loro bisogni elementari.

    Infine, vi sono bambini che, per propria volontà o spinti dalle famiglie, vanno a vivere in strada in cerca di attività che possano portare guadagni alle loro famiglie.

    Motivi

    Contesto familiare precario o degradato

    Spostamenti interni per conflitti armati

    Estrema povertà

    Fame

    Abusi fisici e sessuali

    Disastri naturali

    Fattori culturali

    Sfruttamento infantile

    Numeri

    Risulta quasi impossibile conoscere il numero dei bambini che vivono sulla strada o dei bambini che ci vivono per la maggior parte del tempo (compresi quelli che dormono a casa loro). Secondo gli organismi internazionali in tutto il mondo vivono sulle strade tra 100 e 150 milioni di bambini. Le stesse organizzazioni comunicano che il numero di bambini di strada è in costante aumento, anche se risulta difficile sapere esattamente di quanto.

    La risposta salesiana

    I Salesiani non possono restare a braccia conserte di fronte a una realtà con la quale si confrontano ogni giorno in molte delle città e paesi nei quali lavorano. Dato che la loro principale missione è l’educazione di bambini e giovani come strumento per lo sviluppo dei popoli è impossibile non prendere posizione a favore di quelli che soffrono, dei più deboli, dei bambini di strada. Le diverse realtà obbligano i Salesiani ad utilizzare altre strategie di prevenzione, assistenza e reinserimento dei bambini/e e dei giovani a rischio di esclusione sociale, ma tutte hanno una base pedagogica comune ed essenziale, il Sistema Preventivo di Don Bosco, che crea un clima capace di far uscire il meglio di ogni bambino, che lo predispone a mostrarsi chiaramente così come è, che aiuta il giovane nell’acquisto di abitudini che gli permetteranno di scegliere tutto ciò che nella vita é buono, salutare, gioioso e promettente.

    Le tappe del lavoro con i bambini di strada

    Il lavoro in strada

    Il lavoro in strada per contattare i bambini che ci vivono ha un doppio obiettivo: la prevenzione e il recupero dei bambini di strada.

    Sono le azioni fatte nelle strade, mercati, piazze, istituti… da salesiani, educatori sociali e psicologi. La prevenzione si fa attraverso campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione sui diritti del bambino.

    Gli educatori cercano inoltre di identificare i casi di bambini/e in situazione difficile e di recuperarli dalla strada. Nei casi di sfruttamento si parla con i proprietari dei negozi e i datori di lavoro in genere affinché diano loro del tempo libero per poter studiare nei nostri centri, giocare e disporre di tempo per il riposo.

    Si cerca anche di scoprire i casi di traffico di minori, soprattutto attraverso le frontiere, nel caso di bambini di strada abbandonati, facendo le ricerche necessarie per trovare le loro famiglie… Tutto questo sempre in stretta collaborazione con le autorità locali. Per questo guadagnarsi la fiducia dei bambini diventa di vitale importanza.

    Accoglienza in casa famiglia

    La famiglia costituisce il primo circolo di protezione dell’infanzia; ciò nonostante, situazioni di povertà estrema, conflitti armati ed altre realtà obbligano a adottare strategie di sopravvivenza che lasciano indifesi i più piccoli. Le missioni dispongono di centri di accoglienza per il reinserimento sociale e/o familiare dei minori in un clima di affetto e fiducia. Questa accoglienza si realizza in due fasi, una prima accoglienza e una accoglienza stabile. Il processo di adattamento di un minore in un casa famiglia di accoglienza è un lavoro molto duro, pieno di andate e ritorni, di insuccessi, di bambini che non son capaci di accettare norme nè di rispettare gli altri… Durante la fase in cui il bambino si trova in un casa famiglia di prima accoglienza si tratta di vincere queste reticenze e difficoltà. Quando questi bambini riescono a superare questa problematica e possiamo dire che si sono adattati, si offre loro il passaggio alla fase successiva, l’accoglienza stabile. L’accoglienza stabile è un processo di reinserimento sociale del minore, di ritorno a scuola, di apprendimento di un mestiere e, in molti casi, di reinserimento nelle loro famiglie. L’obiettivo principale di questo processo è restituire ai minori la loro dignità, renderli consapevoli dei loro diritti, rinforzare la loro autostima e prepararli perché siano il motore del cambiamento sociale nelle loro comunità.

    Casa dom Bosco, il lavoro nelle favelas invisibili

    La città brasiliana di Belo Horizonte è la capitale dello Stato di Minas Gerais e rappresenta la terza maggiore città del Brasile e la sesta di tutta l’America latina. Il fenomeno delle favelas, gruppi di baracche precari e abusivi senza diritto di proprietà, molto famosi a Rio de Janeiro e São Paulo, sono a Belo Horizonte una realtà preoccupante.

    Migliaia di bambini vagano per le strade cercando nell’immondizia qualcosa da mangiare o di lucidare le scarpe di qualche passante in cambio di una monetina … La droga, soprattutto quella inalata, é il pane quotidiano di questi bambini per evadere dalla realtà in cui vivono. Di fronte a questa realtà nasce a cura dei Salesiani il programma Casa Dom Bosco, che conta su due case per accudire i ragazzi che si son visti privati dei loro diritti fondamentali e i cui legami familiari si sono interrotti.

    La prima casa è un centro di passaggio dove i minori di strada possono trascorrere la notte, lavarsi e mangiare. La seconda è una casa di accoglienza istituzionale per quei minori che, dopo la permanenza nel centro di passaggio, un’analisi della loro situazione e un forte impegno, decidono di dare una svolta alla loro vita abbandonando le strade.

    Secondo Padre Moacir Scari, responsabile dell`azione sociale di Belo Horizonte, “non possiamo obbligare un bambino a lasciare la strada, è la sola forma di vita che conoscono; noi possiamo soltan­to offrir loro il nostro affetto e cercar di migliorare le loro condizioni di vita. Non tutti si adattano, ma quelli che sono pronti a impegnarsi con noi a trovare un modo di migliorare la loro vita hanno la porta del centro di accoglienza sempre aperta. E lì troveranno non solo una attenzione basica, ma anche le porte di un futuro migliore”.

    Progetto Don Bosco Bolivia, una rete per i bambini di strada

    Il progetto Don Bosco è un programma avviato dai Salesiani della Bolivia per i bambini di strada. Nasce nella località di Santa Cruz intorno al Casa Famiglia Don Bosco, un centro di accoglienza per bambini orfani, abbandonati e vittime di abuso. Questa casa famiglia accoglie attualmente 200 bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni ai quali offre un’educazione formale e una preparazione per il mondo del lavoro. Dopo la Casa Famiglia Don Bosco ha aperto nel 1994 la Casa di Accoglienza Mano Amiga per i figli di migranti dell`interno della Bolivia che abbandonano le loro case a causa dei maltrattamenti. La Casa Mano Amiga può accogliere 60 bambini e bambine tra i 5 e i 15 anni. Nel 1998 i salesiani boliviani capirono che non era sufficiente.

    Cosa fare per quei giovani che son passati dalla Casa Famiglia Don Bosco o da Mano Amiga? Non li si può abbandonare al loro destino. Così nasce il Centro ragazzi Don Bosco 2000, una comunità giovanile dove ben 70 adolescenti affrontano l’arduo impegno di vivere la vita assumendosi le proprie responsabilità alla fine della loro formazione tecnica.

    Il lavoro salesiano in Bolivia con i bambini di strada continua a crescere; oggi a questi tre centri principali bisogna aggiungere Techo Pinardi, una casa di accoglienza provvisoria notturna anni che cercano un posto accogliente e sicuro dove dormire; il Centro Granja Moglia, che allontana i bambini dalle città inserendoli in un ambiente rurale in cui crescere e imparare un mestiere lontani dalla strada; la casa Patio Don Bosco, di accoglienza prov­visoria diurna; e, infine, il preventivo Don Bosco en los Barrios, un programma assistenziale e di accompagnamento con bambini, adole­scenti e le loro famiglie, provenienti da settori marginali, per prevenire e superare le circostanze che rovinano i minori nella strada.

    Hogar Don Bosco Honduras. Accoglienza, apprendimento e divertimento

    Nascosto nella periferia della capitale honduregna opera il Hogar Don Bosco, fondato nel 1988. Lì convivono allegramente una cinquantina di bambini e bambine di strada o in situazione di rischio. I bambini vivono come una grande famiglia e trovano nel centro il clima di affetto, accoglienza e calore che non hanno mai avuto. Al mattino frequentano la scuola. Al pomeriggio fanno le pulizie nella casa, lavorano nei laboratori e si divertono in un ambiente sano e ludico. Sono minori tra gli 8 e 14 anni che vengono da situazioni molto difficili; sono molto pochi quelli che hanno mamma e babbo mentre la maggioranza di essi vive solo con la madre e i fratelli o con la nonna perché i genitori sono morti o si trovano in prigione. Tutto ciò genera nei bambini diffidenza e un carattere intrattabile. Questo centro è una parte di un progetto più ambizioso realizzato dall’Associazione Camino, Verdad e Vida che è cresciuto nel tempo. Dopo l’uragano Mitch sono stati costruiti 450 alloggi per senza tetto e un asilo infantile. Attualmente il progetto Alimentos por Trabajo offre un aiuto mensile a 250 famiglie consistente in cibo, vestiti e strumenti scolastici con l’impegno da parte loro di mandare i figli a scuola.

    I bambini di strada, una realtà da scoprire

    I bambini di strada sono una realtà abbastanza grande ed è im­possibile non considerarla. I salesiani si sforzano per evitare che i bambini non perdano la loro infanzia, aiutandoli a recuperarla. Oggi le difficoltà economiche che colpiscono il cosiddetto primo mondo minacciano di lasciare nell’oblio questo grande problema. La sussistenza delle case famiglia di accoglienza e il lavoro salesiano con questi minori dipendono, in grande misura, dagli aiuti che singole persone di buona volontà e aziende destinano ai missionari Salesiani attraverso la Fondazione Don Bosco Nel Mondo. Attualmente molti di questi centri hanno problemi economici che mettono a rischio il loro lavoro. Il tuo aiuto è quindi di vitale importanza.

    La strada non è dei bambini

    Non è difficile ricordare quei tempi in cui noi bambini eravamo i padroni delle strade, il baccano che cresceva dietro un pallone, il gesso che disegnava figure sull’asfalto o la corda, riposare per terra mentre bevevamo alla fontana.

    La strada era di noi bambini, almeno per alcune ore. Finiti i compiti di scuola, prendevamo il nostro panino o il nostro pezzo di pane e cioccolato e le strade diventavano il palcoscenico dei nostri sogni… La strada aveva le sue regole, i suoi giochi e i suoi abitanti.

    Ma questo sogno scompariva appena una voce, normalmente quella della madre di uno di noi, proveniva da una finestra per invitarci a salire a casa, perché la cena era pronta.

    La strada fu per molto tempo territorio dei bambini, un territorio sicuro e vigilato dagli adulti dove giocare e divertirsi. E, anche se molte volte cercavamo di scappare dalla sorveglianza per fare una birichinata, bastava una piccola domanda a un vicino per trovarci.

    Oggi le nostre strade non sono sicure e i bambini le hanno abbandonate a favore di attività extrascolastiche, del divano e della playstation. Ma ci sono più di 100 milioni di bambini nelle strade, bambini che non giocano, bambini che cercano di sopravvivere, bambini che la strada trasforma prematuramente in uomini perché ha strappato loro la possibilità di sognare.

    Essi vagano per le strade delle grandi città di Africa, America e Asia con il volto segnato dalla sfiducia e dalla sofferenza. Consumano droghe per evadere da una realtà che non é adatta ad un bambino e quando si svegliano, ogni mattina, il rumore dei clacson delle macchine ricorda loro che, anche se vivono in strada, mai ne saranno padroni, perché mai ne hanno usufruito come avrebbero dovuto. La strada, che per molti di noi fu un’oasi della nostra routine infantile, ad essi ha rubato l’infanzia e forse, se non facciamo qualcosa, presto ruberà anche la vita.

    Lavorando per i bambini di strada sognando una nuova Angola

    Mio padre mi disse: non tornerai mai in questa casa. il giorno in cui tornerai ti taglierò la testa.

    Questa è la testimonianza di Tiago, uno delle migliaia di bambini che hanno trasformato le strade di Luanda in casa loro. Però la storia di Tiago non è qualcosa di particolare o unico. Anzi, le strade di tutta l’Angola sono piene di bambini e giovani che vanno in giro cercando un po’ di cibo da mangiare e di qualche droga che li aiuti a volare molto lontano dalla loro realtà “Il bambino che cominciò a vivere in strada pensò che stava meglio in strada che a casa propria”, spiega padre Roberto, missionario salesiano che lavora in un centro di accoglienza per bambini di strada.

    Come finiscono i bambini nella strada?

    La grande maggioranza delle famiglie in Angola, con in figli, devono sopravvivere con meno di 2€ al giorno. In una città come Luanda un hamburger costa 13€, una confezione di formaggio da spalmare 14€ e un secchio con lo spazzolone 70€.

    Nelle città dove si concentra più della metà della popolazione paese, la grande maggioranza delle famiglie deve manda a lavorare affinché la famiglia possa sopravvivere. Per questi bambini tra i 6 e 14 anni abbandonano la scuola per ce sostentamento nelle strade. Questi bambini durante i primi giorni tornano alle loro case per dormire e stare con la loro famiglia. Passati peró alcuni mesi, si organizzano in gruppi di bambini a un leader e non vogliono saper più niente delle loro famiglie. Famiglie disgregate e violenza, entrambe derivate dalla po sono le cause che portano questi bambini a vivere nella strada.

    Che ruolo giocano i Salesiani?

    I missionari Salesiani sono in Angola dal 1981, in piena guerra civile, con lo scopo, in primo luogo, di dare opportunitá a coloro che non le hanno: ai bambini e giovani poveri e abbandonati. I missionari Salesiani sono oggi presenti in 7 province delle 18 che formano l’Angola. Il loro lavoro viene comunque svolto anche in altre province attraverso altre istituzioni. Più di 100.000 bambini e giovani sono coinvolti direttamente in questo lavoro d’insieme. Nei livelli più bassi, i programmi di alfabetizzazione, i Salesiani stanno insegnando a leggere e a scrivere a 46.000 giovani.

    Nell’educazione secondo i programmi dello Stato sono 20.000 gli allievi che studiano in centri educativi Salesiani, scuole riconosciute e aiutate dallo Stato. A questi si aggiungono più di 4.000 allievi che ricevono Formazione professionale impartita dai Salesiani.

    Uno dei lavori più importanti dei Salesiani in Angola è quello che si fa attraverso i Centri Giovanili e gli Oratori. Nei primi si realizzano attività di educazione nei valori mediante attività di tempo libero e sport.. “Ci sono molti giovani che sono nella strada, nell’alcool, nella droga, nella delinquenza e la forma di attirarli a un’altra vita è, molte volte, lo sport, la capoeira, il calcio, la pallacanestro …”, spiega padre Santiago Boix. Sono più di 50.000 bambini e giovani che frequentano i cortili e centri Salesiani per realizzare queste attività.

    Per i bambini di strada i programmi dei Salesiani vanno da attività svolte direttamente in strada all’inserimento stabile dei bambini nelle scuole; dall’inserimento nella propria famiglia all’inserimento nel mondo del lavoro. Settimanalmente contattano in strada 250 ado­lescenti e in altre fasi del programma attualmente stanno lavorando con circa 600 tra bambini e giovani.

    “Non fa notizia che un sacerdote di 80 anni, padre Roberto, di not­te percorra le vie di Luanda curando i bambini di strada, portandoli in una casa di accoglienza perché si disintossichino dalla benzina, che alfabetizzi centinaia di detenuti; che altri sacerdoti, come padre Stefano, abbiano case in cui i bambini picchiati, maltrattati e vio­lentati cercano un rifugio...” spiegava il Padre Martin Lasarte, nel giugno del 2010, in una lettera che mandava al prestigioso New York Times. Forse per il New York Times non era una notizia, ma per la Fondazione Don Bosco Nel Mondo è una realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno in paesi come l’Angola.

    Per aiutare:

    Bolletino di conto corrente postale 36885028 intestato a Fondazione DON BOSCO NEL MONDO – ONLUS Via dela Pisana 1111 - 00163 Roma

    Banca PROSSIMA - LAZIO Roma 3 IBAN IT24 C033 5901 6001 0000 0122 971

    Banca Popolare di Sondrio Ag. 2 Roma IBAN IT86 O056 9603 2020 0000 7100 X00

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