di Corinne Zaugg
I fatti sono noti. Domenica scorsa dopo 167 anni, c’è stato l’annuncio che il Credit Suisse cessa la sua attività. La banca fondata da Albert Escher, imprenditore protestante zurighese a cui il nostro Paese deve la realizzazione del primo tunnel ferroviario del san Gottardo, del Politecnico di Zurigo e della Rentenanstalt (oggi Suiss Life) è stata acquistata dall’UBS.
Per la Svizzera, lo choc è paragonabile a quello suscitato dal grounding della Swissair, nel 2001. Anche se in questo caso non si parla di un fallimento quanto piuttosto di un salvataggio. Un costosissimo salvataggio di quello che rimane del secondo istituto bancario svizzero ad opera di UBS, con ampio sostegno della confederazione e della Banca nazionale. Di quell’UBS che si trovò in un’analoga situazione nel 2008 e che allora fu lei ad essere salvata perché giudicata to big to feil. Troppo grande per fallire. Oggi, dunque è stata UBS a «correre in aiuto», dando vita ad uno dei più grandi interventi di soccorso del sistema bancario, della storia europea. Un’operazione che da alcuni viene definita la «peggiore delle soluzioni». Da altri, «la migliore tra le peggiori».
Ne abbiamo parlato con Peter Kirchschläger, direttore presso la Facoltà di teologia di Lucerna, dell’Istituto di etica sociale. «È importante che la Chiesa faccia sentire la sua voce anche in campo economico e finanziario, perché sono settori che vanno gestiti con grande responsabilità etica e anche teologica, perché hanno la possibilità di cambiare il mondo e la vita di milioni di persone. E soprattutto dei più poveri», ci dice il professore.
«Papa Francesco si sta spendendo per creare un mondo più equo e giusto – prosegue – e accanto all’esortazione apostolica Evangelii gaudium e all’enciclica Laudato Si’ ha dato vita anche alla Economy of Francesco che coinvolge e sta formando giovani di tutto il mondo nell’ambito dell’economia civile». In che modo questo sapere potrebbe servire nel momento concreto che stanno attraversando le due maggiori banche svizzere? «Penso che sarebbe importante che il mondo della finanza capisse che siamo tutti sulla stessa barca. Se con i loro investimenti scellerati, i manager distruggono l’ambiente, finirà tutto. Anche il loro business». «Inoltre, prosegue Peter Kirchschläger, l’economia e la finanzia siamo noi a determinarle attraverso le nostre scelte. Abbiamo la possibilità di creare sistemi vituosi. E l’Economy of Francesco sta dimostrando che è possibile pensare ad un’economia diversa, che sia interessante anche da un punto di vista economico».
Inoltre, conclude Kirchschläger, il «Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace», da tempo ha proposto riforme ben precise che riguardano proprio il mondo della finanza, come l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, la separazione tra banche commerciali e banche d’affari o stabilendo che se uno Stato corre in aiuto di una banca privata che sta per fallire, questo deve entrare nel suo consiglio di amministrazione per conservare il diritto di controllare in che modo verrà usato il denaro dei contribuenti».
Del tema si occuperà domenica 26 marzo alle 8.30 anche il magazine di attualità religiosa “Chiese in diretta”, RSI, Rete 1.