«Vogliamo fare nostre — scrivono i presuli — le parole della preghiera di san Francesco di Assisi: “Fai di noi strumenti della tua pace”». Commozione, cordoglio, condanna della vile violenza ma anche il comune proposito di operare in favore della pace: questi i contenuti delle innumerevoli reazioni di solidarietà da parte del mondo religioso.
Alla voce di Papa Francesco si sono aggiunte da tutto il mondo quelle dei leader e delle istituzioni religiose, ovviamente non solo cristiani. Tra le prime a far giungere parole di condanna l’università di al-Azhar, istituzione islamica considerata la massima espressione del pensiero teologico e giuridico sunnita, che ha affermato in una nota che gli attentati di Bruxelles «sono crimini odiosi» che vanno «contro i precetti tolleranti dell’islam, di tutte le religioni monoteiste e dei diritti umani».
E ha lanciato un appello a «unire gli sforzi della comunità internazionale per lottare contro questa piaga orribile». Assicurando preghiere per le vittime di questo «atto disumano» e vicinanza alle loro famiglie, il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, ha sottolineato come «in questo tempo tormentato» sia necessario «non lasciarci sopraffare dalla paura e pregare per la pace in Europa, in Medio oriente e in tutto il mondo».
L’arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, Georges Pontier, a nome di una Chiesa che il 13 novembre è stata sconvolta dal terrorismo, ha inviato un messaggio all’arcivescovo di Malines-Bruxelles, Jozef De Kesel, esprimendo vicinanza alle vittime.
Cordoglio anche da tutto il mondo cristiano. Al dolore manifestato dal metropolita del Belgio, Atenagora, si è aggiunta la lettera di condoglianze che il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, ha indirizzato al re Filippo. Il leader ortodosso invitando a non cedere alla rassegnazione sottolinea soprattutto come «il fondamentalismo eleva dei muri artificiali tra gli uomini che solo questi ultimi possono far cadere».
Il patriarca di Mosca, Cirillo, in un messaggio rivolto al sovrano belga, ha sottolineato che, «commettendo atti inumani, i terroristi cercano di imporre un’ideologia di violenza in tutto il mondo. Tuttavia la società civile si erge oggi unita di fronte al terrorismo e risolutamente parla contro l’odio e la divisione». Espressioni di vicinanza, insieme all’invito ad avviare con determinazione sentieri di dialogo e di pace tra i popoli, sono state formulate dal segretario generale del World Council of Churches, reverendo Olav Fykse Tveit, dal primate della Comunione anglicana, Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, e dal segretario generale della Conferenza delle Chiese europee, Heikki Huttunem, il quale ha esortato a «contribuire tutti alla costruzione di una società in cui ognuno si senta sicuro e partecipe al bene comune».
(Osservatore Romano)