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Mer 1 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Bettazzi, vescovo e profeta

    di Pier Giacomo Grampa*

    Ha chiuso la sua lunga e ricca giornata terrena Luigi Bettazzi, dopo 77 anni di sacerdozio, 60 di episcopato come ausiliare di Bologna, ordinario di Ivrea per 33 anni e poi emerito per i rimanenti, per 17 anni presidente di “Pax Christi” nazionale prima e internazionale poi, sempre attivo, sempre presente, sempre attento anche alle dimensioni sociali e politiche della vita della Chiesa, sempre disponibile al dialogo, all’incontro, al confronto. Spese gli ultimi anni ad offrire testimonianza soprattutto per il Concilio Ecumenico Vaticano II, di cui era rimasto l’ultimo testimone italiano vivente.

    Forse rendono bene il campo largo del suo impegno e della sua testimonianza i titoli di alcuni dei molti libri che scrisse: Ateo a 18 anni; – Giovani per la pace; - Povertà e servizio; - La Chiesa oltre le rughe; - La Chiesa dei poveri nel Concilio e oggi; - Lettera di un Vescovo nel giorno della Cresima; - Il Concilio Vaticano II, Pentecoste del nostro tempo; - Non spegnere lo Spirito: continuità e discontinuità del Concilio; - Quale Chiesa? Quale Papa?; - Il mio Concilio Vaticano II: prima, durante e dopo; - Viva il Papa, viva il popolo di Dio! Cicaleggio sul Concilio Vaticano II; - Aprirsi agli altri, aprirsi a Dio: ragione, intelligenza, fede nella nostra vita; - Sognare eresie: fede, amore e libertà: le tre parole che forse meglio riassumono la sua instancabile e intensa testimonianza negli anni non facili del dopo Concilio, che lo videro impegnato anche con iniziative scomode, tra cui una corrispondenza con il segretario del partito comunista italiano Berlinguer; il sostegno all’obiezione fiscale contro le spese militari; sostenitore dell’obie-zione di coscienza; l’offerta assieme ad altri due confratelli – Clemente Riva e Alberto Ablondi – di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse.

    Insistette per l’educazione alla non violenza partecipando a tutte le marce della Pace organizzate il 31 dicembre in preparazione della Giornata della Pace voluta da Paolo VI per ogni inizio di nuovo anno. Ma soprattutto restò fedele, al di là di queste sue posizioni scomode, all’esperienza e all’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II, di cui non si stancava di illustrare l’importanza, il valore e la necessità di continuare sulla strada delle aperture e delle novità, che quel Concilio aveva indicato.

    Venne chiamato anche da noi per conferenze e testimonianze da Chiasso a Locarno, instancabile difensore dell’importanza per il presente e il futuro della Chiesa delle vie aperte dal Concilio, nonostante l’incomprensione, le contestazioni, le lotte che ancora impediscono l’evoluzione e lo sviluppo dei semi gettati dal Concilio e che permettono a Papa Francesco di continuare con coerenza e forza la sua applicazione, evoluzione e crescita.

    Si è spenta la sua voce di profeta coraggioso, coerente, tenace ed umile, non privo di un simpatico, bonario humor, resta il valore della sua testimonianza offerta in pubblicazioni di stampo divulgativo, ma autentico e genuino. Dobbiamo ringraziarlo con l’impegno di non dimenticarne insegnamenti ed esempi.

    *vescovo emerito di Lugano

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