di Cristina Vonzun Oggi a Lugano, alle 18 al Centro San Giuseppe, si parlerà del cardinale Carlo Maria Martini durante una serata dedicata alla presentazione del volume che raccoglie oltre un centinaio di interventi sulla figura dello scomparso arcivescovo di Milano. Ho pensato perciò di tornare su una figura a cui devo moltissimo, con un post che redigo nella forma di testimonianza personale. Come molti cattolici praticanti conoscevo la predicazione di Martini da anni, tuttavia non mi ero mai avvicinata ai suoi scritti, un po' perchè i miei interessi gravitavano attorno ad altri autori, un po' perchè a suo tempo ne avevo ricevuto una presentazione tendenzialmente negativa. Circa 10 anni fa però le cose cambiarono. Accadde infatti che il mio padre spirituale, dopo avermi parlato di Martini così bene, mi suggerì in particolare un testo del cardinale. Fu per me la scoperta di un cattolicesimo aperto a tutta la realtà, libero di porre domande scomode ma vere, non per criticare e distruggere (come purtroppo in certi ambienti, in modo pregiudiziale il pensiero di Martini è stato interpretato), ma per rispondere a quella sana inquietudine di un cattolico che pensa e vive nel mondo di oggi e non si arrende alle risposte preconfezionate. La Verità non è un blocco di marmo, ma appunto un incontro caldo, vivo, intelligente, appassionato, irrequieto soprattutto, che non si accontenta di imparare le risposte a memoria ma domanda di non smettere mai di cercare. Si ricomincia a credere ogni mattina, diceva Martini. Ed è vero, almeno anche per me: si ricomincia a credere ogni mattina. Siamo in un mondo certamente relativista, strutturalista, che mette in questione ogni acquisizione. La gente oggi non è più abituata a certezze granitiche calate dall'alto. La gente vuole capire, misurarsi, anche "sperimentare" la verità. Possiamo giudicare questo mondo e questo modo di fare, possiamo passare ore a criticare la moderna epistemologia, possiamo avere un'immagine negativa di questo modo di pensare apparentemente senza punti fermi, ma non è così che entriamo in dialogo con la gente di oggi, educata a non pensare per dati acquisiti e per certezze indiscutibili. La fede oggi va proposta con una metodologia nuova. Martini, a modo suo, in questo senso mi pare sia stato profetico. di Cristina Vonzun