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Gio 19 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Carta di Milano, errata corrige

    di Giulio Albanese

    Popoli e Missione - luglio/agosto 2015

    L’Expo di Milano, come tutti sanno, è stato inaugurato lo scorso 1 maggio. Ma per comprenderne, davvero, il posizionamento culturale, occorre tornare indietro nel tempo, quando, nel 1851 - in piena era vittoriana – l’impero di sua maestà britannica pensò bene di allestire un’esposizione universale a Londra - The Great Exhibition of the Works of Industry of All Nations - che mostrasse al mondo la propria potenza industriale capace di generare ricchezza. Sta di fatto che da allora, in tutte le 34 esposizioni universali che sono seguite, l’aspetto mercantile ha sempre preso il sopravvento. Questo ragionamento naturalmente vale anche per Expo 2015, in cui è evidentissimo il giro d’interessi da parte di grandi gruppi industriali e multinazionali d’ogni genere. Ciò non toglie che questo evento può davvero rappresentare l’occasione propizia per portare alla ribalta le istanze della società civile che si è insediata nel padiglione della Cascina Triulza.

    Ecco che allora, in un atteggiamento costruttivo, come redazione, avvertiamo la necessità di esprimere le nostre perplessità sulla Carta di Milano, il documento che, idealmente, avrebbe dovuto rendere intelligibili le sfide poste dal tema dell’Expo: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Purtroppo, dobbiamo rilevare con rammarico che si tratta semplicemente di una dichiarazione d’intenti, all’insegna della buona volontà. Nulla di più! Intendiamoci, vengono certamente offerti numerosi suggerimenti - in linea di principio condivisibili, figuriamoci - sulla necessità, ad esempio, di ridurre radicalmente lo spreco del cibo. Detto questo, però, sono state lasciate, per così dire, nel dimenticatoio, le questioni cruciali. Quelle che stanno a cuore ai nostri missionari che svolgono il loro servizio a fianco dei poveri. È totalmente ignorata la speculazione finanziaria che attanaglia il mercato alimentare, legata alla compravendita di fondi di investimento. Come abbiamo già scritto in passato sulla nostra rivista, si tratta di futures sui prodotti agricoli che non vengono più solo acquistati da chi ha un interesse diretto in quel determinato mercato, seguendo le tradizionali leggi della domanda e dell’offerta, ma anche da soggetti finanziari come i fondi pensione, che investono grandi somme di denaro con l’obiettivo esclusivo di ottenere il miglior rendimento.

    Come se non bastasse, la Carta di Milano tralascia totalmente le sanguinose guerre che si combattono in Africa e in altri continenti. È stato ampiamente dimostrato che questi conflitti rappresentano la prima causa di fame nei Paesi del Sud del mondo. E cosa dire della necessità di affermare la giustizia sociale per una equa distribuzione del cibo a livello planetario? Questa è una priorità che sta davvero a cuore a papa Francesco, ma che nel documento non viene mai formulata come urgenza imprescindibile. L’unico riferimento a questo proposito, rintracciabile nella Carta di Milano, riguarda la distribuzione del cibo che altrimenti verrebbe sprecato. Un altro argomento scottante che è stato bypassato con grande nonchalance riguarda la necessità di riformare il modello di sviluppo imposto dalla globalizzazione. Un fenomeno che ha determinato disfunzioni sistemiche: da un lato inedia e pandemie per molti, dall’altro sovrabbondanza per pochi. Inoltre nella Carta di Milano non si parla assolutamente del controllo dei mercati alimentari da parte dei governi. Col risultato che è stata letteralmente ignorata la questione della proprietà intellettuale delle sementi, in riferimento agli organismi geneticamente modificati (ogm). Una cosa è certa: la Carta di Milano è un documento redatto in un contesto anni luce distante dalle periferie del mondo. Chissà se nel frattempo i suoi estensori avranno il coraggio di riscriverla? Farebbero sicuramente bene a prendere spunto dall’enciclica di papa Francesco “Laudato si’” per capire qual’è la posta in gioco. Altrimenti la carta sarà l’ennesima occasione persa.

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