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Chiggiogna: Santa Maria Assunta, un capolavoro da riscoprire

In questa puntata della serie il «Sacro del Ticino», ci trasferiamo in Media Leventina. All’interno del cimitero di Chiggiogna, a ridosso del fianco della montagna, si trova l’imponente chiesa di Santa Maria Assunta. Riconoscibile grazie al campanile romanico (negli ultimi tre piani si aprono bifore parzialmente modificate in epoca barocca), l’edificio, anch’esso di struttura prettamente romanica, presenta un’aula rettangolare e un coro biabsidato, costituitosi durante i rifacimenti della prima metà del XVI secolo. Impreziosisce l’edificio il trittico ligneo ad ante di epoca tardogotica così come i numerosi affreschi che ornano tutto il coro. Una curiosità rappresenta proprio il polittico di produzione tedesca dell’altar maggiore: l’episodio rappresentato nella cassa centrale ha subito una trasformazione nei secoli. Inizialmente si trattava infatti di una Assunzione della Vergine che è poi diventata, come la vediamo oggi, una Pentecoste. Si pensa che il cambiamento sia avvenuto nel 1829 quando la confraternita dello Spirito Santo si è insediata nella chiesa parrocchiale. Di questa compagnia vi sono tracce assai prima, forse già ad inizio Cinquecento, quando la chiesa di Chiggiogna fu «aggregata» spiritualmente all’Ospedale dello Spirito Santo (1518). In seguito la devozione alla Terza Persona della SS. Trinità si espresse in diversi modi, fra l’altro anche tramite una processione – ora abbandonata – in cui si trasportava un gruppo ligneo con la scena della discesa dello Spirito nel cenacolo sugli apostoli e i discepoli (oggi nella sacrestia vecchia).

Tornando alla storia artistica, si osserva che, negli affreschi, sotto l’incoronazione della Vergine, è raffigurato un crescente lunare. La luna infatti, attributo pagano a Iside e Diana, è stata trasferita nell’iconografia della Madonna come simbolo di purezza. A sud della navata si trova un dipinto dei fratelli Giovanni Battista e Giovanni Paolo Recchi, donato alla chiesa nel 1960 dalla famiglia Nizzola. Esso rappresenta la Risurrezione di Lazzaro (1650-1660): il dipinto mette in evidenza il carattere teatrale dell’opera dei Recchi, elementi che i due fratelli devono avere acquisito durante il loro soggiorno romano. A completare e dare un degno sfondo alle preziose opere d’arte citate, vi è anche un soffitto a cassettoni dipinto dai fratelli Calgari.

Che cosa vedere in zona: a Rossura la bella chiesa dei Santi Lorenzo e Agata, restaurata una decina di anni fa, che presenta affreschi tardogotici nella navata e all’esterno un san Cristoforo del XII-XIII secolo. A Chironico, invece, sull’altro lato della valle, non si può mancare una visita alle due chiese comparrocchiali, dove pure fu presente la stessa devozione allo Spirito Santo.

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