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Mar 17 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Colpito da quattro cicloni, il Madagascar è in ginocchio. La testimonianza di un sacerdote malgascio

    Ormai da giorni giungono dal Madagascar notizie inquietanti sulle devastanti conseguenze provocate dalla violenza dei quattro cicloni che da fine gennaio si stanno susseguendo uno dopo l’altro colpendo duramente l’isola accanto all’Africa, causando centinaia di vittime, decine di migliaia di sfollati e migliaia di case e strutture rase al suolo. Proviamo a fare il punto con don Harinaivo Roméo Rakotovao, sacerdote malgascio, animatore «Laudato Si’» presso il GCCM (Global Catholic Climate Movement) e dottore alla Facoltà di Teologia di Lugano.

    Ana, Batsirai, Dumako e ora anche Emnati, sono i nomi dei cicloni che da venti giorni si stanno abbattendo sul Madagascar. Don Roméo, qual è la situazione del suo Paese?
    La «Grande isola» è attualmente in piena stagione estiva, un periodo che dipende dalle precipitazioni e dalle temperature e durante il quale vi è un alto rischio di cicloni, come avevano già previsto le previsioni per questi mesi. Situata nell’Oceano Indiano, l’isola africana si trova in una parte del mondo considerata come un parco giochi per i cicloni nell’emisfero meridionale e, a causa del suo stato insulare, ogni anno rischia di essere gravemente colpita. In queste settimane, i cicloni hanno colpito prima nel centro-nord poi nel sud-est ed infine nel nord-est, distruggendo non soltanto i villaggi ma anche i campi coltivati, sradicando gli alberi fruttiferi e mettendo in ginocchio una popolazione che soffre già di una lunga siccità, soprattutto nel sud dove la situazione è preoccupante.

    Il primo ad abbattersi è stato Ana il 25 gennaio…
    La tempesta che si è formata nella zona orientale dell’isola, ha innescato gravi inondazioni, frane e interruzioni di corrente. L’Ufficio nazionale per la gestione dei rischi e dei disastri (BNGRC) ha comunicato che sono stati registrati 39 morti, 65.000 sfollati e 6.800 case rimaste sott’acqua.

    Poi il ciclone Batsirai ha lasciato una situazione drammatica.
    Il ciclone tropicale Batsirai ha devastato il Madagascar tra 13 e il 15 febbraio: è stato descritto come il ciclone più forte degli ultimi 20 anni, con venti fino a 165 chilometri orari e raffiche fino a 230 km/h. Le zone più colpite sono state Nosy Varika, Mananjary e Manakara. La città costiera di Mananjary è stata in gran parte distrutta dal ciclone Batsirai, hanno detto sabato i rappresentanti delle ONG, mentre gli aiuti umanitari si sono organizzati sul posto. La tempesta ha ucciso 119 persone, principalmente sulla costa orientale, con più di 43.000 nuovi sfollati in circa 180 siti e almeno 211 scuole colpite. Il governo stima che fino a 600.000 persone potrebbero essere state colpite da Batsirai e che il numero di sfollati potrebbe arrivare a 150.000.
    Medici senza frontiere, inoltre, ha affermato in un comunicato che le sue squadre hanno trovato la città «in gran parte distrutta», con le strutture sanitarie completamente inagibili. La città di Nosy Varika, circa 100 km a nord, è accessibile solo via mare. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha riferito infine che circa 1,64 milioni di persone sono in crisi o peggio, in insicurezza alimentare.

    Cinque giorni dopo Batsirai, si è abbattuto sull’isola Dumako, il terzo ciclone.
    Dumako è arrivato proprio sull’isola di St. Mary al largo della costa a metà giornata. Il sistema di bassa pressione si è disorganizzato ed è quindi atterrato senza una spirale viziosa. Questa tempesta non sposta le case, ma fa gonfiare tutti i fiumi. A Tamatave, la grande città portuale molto più a sud, è stata registrata ancora più pioggia che durante il passaggio dell’intenso ciclone Batsirai.

    Infine, nei giorni scorsi è arrivato Emnati, il quarto ciclone…
    Ad aggravare ulteriormente la situazione del Paese ci ha pensato Emnati, il ciclone tropicale che nella notte tra il 22 e 23 febbraio si è abbattuto sulla costa sud-occidentale del Paese con venti di oltre 135 km/h.

    La Chiesa come ha reagito a questa drammatica situazione?
    La Conferenza episcopale cattolica del Madagascar ha rilasciato una dichiarazione di incoraggiamento alle persone colpite dal ciclone tropicale in tutte le regioni.
    La portata dei danni è enorme, contando la perdita di vite umane, la distruzione di case e infrastrutture di pubblica utilità, e la perdita di proprietà, nelle regioni, nei distretti e nei comuni. «È necessario mostrare solidarietà e aiuto reciproco in questi tempi difficili», hanno esortato i prelati cattolici. Intanto si stanno organizzando catene di solidarietà. I vescovi malgasci hanno lanciato un appello di aiuto alle persone di buona volontà di tutto il mondo.
    In un telegramma emesso dalla Sala Stampa della Santa Sede il 19 febbraio, anche papa Francesco ha espresso la sua «profonda solidarietà» alle vittime dei cicloni che hanno colpito l’isola nelle ultime settimane. Al termine della preghiera dell’Angelus di domenica 20 febbraio, il Santo Padre ha espresso nuovamente la sua vicinanza alle popolazioni colpite dai cicloni.

    Silvia Guggiari

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