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Dom 15 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Commenti al Vangelo di domenica 15 gennaio

    Calendario Romano

    Anno A / Gv 1, 29-34 / II Domenica del Tempo ordinario

    La vita: una immensa, magnifica domanda

    di Dante Balbo*
    Sono preoccupanti i bambini perché ci costringono a pensare facendo continue domande. Per questo esistono proverbi che scoraggiano l’investigazione, che sarebbe segno di ignoranza, anziché di sana curiosità. Eppure la vita è proprio una immensa, magnifica domanda, che abbraccia ogni nostro esistere, il lavoro, le relazioni, il tempo e gli affetti, le mete e i posti, le strade e le case. Tutto ci interroga, per tutto vorremmo una risposta, ma mentre i fatti straordinari in un certo senso contengono già dei segni, la vita ordinaria, i giorni, scanditi dalle cose consuete ci possono dare l’illusione che le domande non siano necessarie. Per questo don Willy Volonté, introducendoci al Tempo ordinario, l’apparente quotidianità del cammino liturgico, ci ricorda che all’ordinario ci si deve educare per scoprire in esso il senso della nostra fede, lo spazio che la Parola di Dio ha nella nostra vita. La Scrittura che ci viene incontro in questa seconda domenica del Tempo Ordinario, contiene una domanda circa quel Gesù che abbiamo appena contemplato bambino nella stalla di Betlemme. Lo abbiamo visto adulto alle acque del Giordano a farsi battezzare da suo cugino Giovanni il Battista, ma non ne sappiamo praticamente nulla. È proprio il suo parente, mandato da Dio a portare un battesimo di penitenza a riconoscerlo, dandogli un nome molto particolare. Guardandolo passare, infatti, lo chiama «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». Rimanda a molti testi in cui l’agnello è il sacrificio per il riscatto, è il capro espiatorio, sul quale il sacerdote riversava simbolicamente i peccati del popolo, per poi mandarlo nel deserto a morire sbranato dalle fiere; è l’agnello pasquale, sacrificato al posto dei primogeniti d’Israele. La prima immagine di Gesù che risponde alla nostra domanda è sconcertante, perché rimanda ad un amore senza precedenti, gratuito, immeritato, che apre ad un altro quesito: perché siamo tanto amati e qual è allora il nostro destino?

    *Dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale di Caritas Ticino su TeleTicino

    Calendario Ambrosiano

    Anno A / Gv 2, 1-11 / Domenica II dopo l’Epifania

    Il testamento di Maria: «Fate quello che vi dirà»

    di don Giuseppe Grampa
    È bello che il primo segno compiuto da Gesù sia quello dell'acqua mutata in vino, un diluvio di vino eccellente, un segno della gioia del Vangelo. Ma la pagina di Cana è solo apparentemente semplice. Alla Madre che lo sollecita ad intervenire a favore di quegli sposi forse poco previdenti, Gesù risponde: «Donna…non è ancora giunta la mia ora». Ritroveremo queste due parole – «donna» e «ora» – sul Calvario, quando volgendosi a Maria la affiderà al discepolo Giovanni e affiderà il discepolo e tutti noi con lui a Maria. E poi ancora il termine «ora»: con questo termine Gesù indica l'ora decisiva della sua vita, l'ora della sua passione. Anche in quell'ora suprema ci sarà del vino segno e memoriale del sangue sparso. Il primo «segno», quello di Cana, allude cioè già al «segno» supremo, quello della Croce.
    Ma vorrei soffermarmi sulle due parole che Maria pronuncia. Sono così poche le parole di Maria riportate dai Vangeli! A Cana Maria dice una prima parola: «Non hanno più vino». Non è una annotazione banale. Questa parola ci rivela chi è Maria: uno sguardo attento, intuitivo che sa leggere il nostro bisogno, ciò che manca per la nostra gioia. Maria è uno sguardo rivolto verso di noi. E la seconda parola, rivolta ai servi: «Fate quello che vi dirà». Maria non interviene per risolvere il disagio di quegli sposi: il suo compito è quello di indicare nel suo Figlio l'unico Signore al quale dobbiamo volgerci. Ci invita a metterci sotto l'azione potente e misericordiosa del suo Figlio. In questo Maria appare davvero come la grande educatrice della nostra fede: ci indica la strada, ci invita ad ascoltare le parole del suo Figlio per realizzarle. Dopo questa parola non abbiamo più, nei vangeli, altre parole di Maria. Questa è la sua parola ultima, come una consegna, un testamento. Altro Maria non dice perché in questo invito ad ascoltare e realizzare la parola del suo Figlio Gesù è detto tutto e di null'altro abbiamo bisogno.

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