DOMENICA DI PASQUA (rito romano)
Dalla rubrica televisiva Il Vangelo in casa di Caritas Ticino a cura di Dante Balbo, con Don Giorgio Paximadi in onda su Teleticino e online su youtube.
Le piaghe della nostra storia, via per la salvezza
Di Cristiano Proia
Gv 20, 1-9Fino a qualche anno fa non era strano, non lo era affatto, sentire i cervi bramire tra i cespugli di rose del parco del Tassino di Lugano. Una macchia verde, un tempo tenuta di caccia, che dall’alto abbraccia un quartiere che guarda il lago stretto tra due chiese, una più bella dell’altra. Una è la cinquecentesca Santa Maria degli Angioli, con il suo mirabile affresco del Luini, di fronte al Ceresio. Salendo un po’ troviamo il Santuario di Santa Maria di Loreto, che da il nome a quel quartiere. Al suo interno una riproduzione della Santa Casa che si trova nel complesso lauretano nelle Marche, in Italia. All’esterno una elegante piazza con una fontana rappresentante San Francesco, testimonianza dell’appartenenza precedente ai frati Minori del complesso, su cui si affaccia un portico esterno a cinque campate, sovrastato da scene della Passione. La cornice ideale per raccontare la domenica di Pasqua con una vecchia conoscenza delle trasmissioni di Caritas Ticino sul Vangelo, don Giorgio Paximadi, che qui è parroco assieme a don Luigi Pessina. Che però, come sottolinea Dante Balbo, sceglie di iniziare citando la lettura domenicale. «Il discorso di Pietro dopo Pentecoste contiene un messaggio sconvolgente: noi (riferito agli Apostoli) siamo testimoni. Abbiamo tutti assistito alla sua condanna, alla crocifissione, alla sua morte. Ecco, noi abbiamo mangiato e bevuto con lui ora, dopo la sua resurrezione dai morti. Questo rimarca ancora una volta un tema fondamentale: il Cristianesimo è un fatto, basato su testimonianze; un avvenimento, come la resurrezione di chi è stato visto morire ed è tornato alla vita. Una vita reale, in cui Gesù ritorna tra i discepoli e si ritrova nei gesti quotidiani. Come quando a tavola - tra lo sgomento generale per il suo ritorno - chiede del pesce da mangiare, come racconta l’evangelista Luca. La resurrezione non è dunque una metafora spirituale, una veste figurativa dell’importanza di Gesù e della religione per noi, ma un accaduto su cui si fonda una fede. E quell’accadimento, grazie alla resurrezione, continua ancora adesso». Dante Balbo ricorda poi come, in effetti, sia una particolarità del Cristianesimo dare importanza alla carne e un ruolo chiave al corpo. «Come ha scritto Tertulliano: il corpo, la carne, sono il cardine della salvezza», ricorda don Giorgio Paximadi. E allora, perché Gesù ha conservato, visibili, i segni della Passione? «La questione è sempre lo scandalo della Storia. Questa ci segna, e Dio non la elimina quando ci salva, ma lo fa proprio a partire dalla nostra storia, da tutto quello che siamo. La Passione, con le sue ferite, è parte integrante della vita, e quindi della realtà di Gesù. E lui con queste regna glorioso: le sue piaghe diventano segno della vittoria sul peccato e sulla morte».
DOMENICA DI PASQUA (rito ambrosiano)
Abbraccio Mattutino
di Giuseppe Grampa
Gv 20,11-18Perché il primo incontro del Risorto è con Maria di Magdala? Non abbiamo risposta ma possiamo trovare nei pochi ma significativi cenni che negli evangeli riguardano questa donna qualche indizio. Luca (8,1-3) precisa che da lei “erano usciti sette demoni” come a sottolineare la gravità della sua condizione di malattia. Una volta guarita, Maria non ritorna alle sue abituali occupazioni ma con altre donne segue Gesù e i discepoli assicurando loro sostegno grazie alle risorse di cui dispongono. Una decisione, questa, per Gesù, che rivela l'attaccamento alla sua persona e insieme il carattere risoluto di questa donna. Sarà presente sotto la croce (Gv 19, 25) quando tutti i discepoli, ad eccezione di Giovanni, fuggiranno. Maria di Magdala è lì: coraggiosa, profondamente legata a Gesù, fino all’ultimo respiro.
Ma ancora il temperamento di questa donna appare proprio nella pagina odierna: il brano che abbiamo letto purtroppo omette un dettaglio significativo: “Il primo giorno della settimana Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino quando era ancora buio…”. E' un particolare niente affatto secondario questo andare al sepolcro di Gesù all'alba, quando è ancora buio. Forse ha trascorso una notte insonne, ancora sconvolta dagli eventi di cui era stata testimone e inquieta per l'urgenza di completare sul cadavere di Gesù quegli onori funebri frettolosamente compiuti al momento della sepoltura. E infine il pianto perchè il corpo è stato portato via dal sepolcro.
La pagina evangelica racchiude due dettagli che sono due piccoli enigmi. Il primo. Accanto a Maria nel giardino c'è un uomo al quale la donna si rivolge credendo sia il custode del giardino. Maria non riconosce Gesù forse perchè sta ancora cercando un cadavere, i suoi occhi sono rivolti al passato mentre Gesù, con il suo volto, appartiene a cieli nuovi e terra nuova. Ma la voce di Gesù dissipa ogni dubbio. E Lui. Non sono tanto gli occhi quanto l'ascolto di Lui, della sua parola a svelarci la presenza. E il secondo enigma: perché Gesù deve dire: “Non mi trattenere”? Purtroppo la traduzione latina, per secoli ha messo sulle labbra di Gesù una diversa espressione: “Non mi toccare”. E infatti le raffigurazioni pittoriche di questo incontro, penso a Giotto o al Beato Angelico, mostrano Maria che si protende verso il Risorto e Gesù che si ritrae con un gesto che mette distanza tra Lui e la donna. Forse il suo corpo glorioso non deve esser neppure sfiorato? Dicendo: “Non mi trattenere” non è azzardato immaginare che Maria si sia gettata verso di lui ad abbracciarne le ginocchia, gesto allora consueto di grande rispetto e di intenso amore. Così mi piace pensare questo incontro nell’incerto chiarore dell’alba. E questo abbraccio mi sembra per ognuno di noi e per i nostri corpi mortali già una sicura promessa di risurrezione. Niente, neppure la morte ci potrà separare dal Signore risorto.