di Gino Driussi
Sul tema «La Chiesa di Dio per il mondo di Dio: camminare, ascoltare e testimoniare insieme», si è tenuta dal 26 luglio all’8 agosto a Canterbury (con una tappa anche a Londra) la 15° Conferenza di Lambeth, l’incontro che raduna ogni 10 anni circa (ma la precedente ebbe luogo nel 2008) i vescovi della Comunione anglicana di tutto il mondo. Vi hanno partecipato 650 vescovi e vescovi di 46 Chiese sparse in 165 Paesi del mondo, che rappresentano circa 85 milioni di fedeli.
Numerosi i temi affrontati: tra questi missione ed evangelizzazione, come diventare una Chiesa a prova di abusi, identità anglicana, riconciliazione, dignità umana, ambiente e sostenibilità, unità cristiana e rapporti interreligiosi, discepolato, povertà, conflitti, scienza e fede. Ma la questione più divisiva e che ha maggiormente focalizzato l’attenzione è stata una volta di più quella della morale sessuale, che ha dato luogo a un dibattuto fiume nell’ambito dell’appello sulla dignità umana.
A questo proposito, bisogna fare un lungo passo indietro. Tutto ebbe inizio nel 2003, quando alla testa della diocesi episcopaliana statunitense del New Hampshire venne eletto Gene Robinson, il primo vescovo dichiaratamente omosessuale. Una situazione insostenibile per molti membri (sia ecclesiastici sia laici) della Comunione anglicana, che provocò tutta una serie di spaccature di diverso genere che si sono protratte fino ad oggi.
È proprio per questo, ad esempio, che la Conferenza (come già quella del 2008) è stata boicottata dai vescovi di Ruanda, Uganda e Nigeria (l’Africa è il continente nel quale l’anglicanesimo conosce la maggiore espansione), totalmente contrari all’ammissione di gay e lesbiche al sacerdozio e all’episcopato o al matrimonio tra persone dello stesso sesso, praticati da alcune Chiese della Comunione, in particolare quelle degli Stati Uniti, del Canada, del Brasile, della Nuova Zelanda, della Scozia e del Galles. E a Canterbury alcuni vescovi conservatori appartenenti alla «Global South Fellowship» si sono astenuti dal ricevere l’eucarestia nei servizi religiosi tenuti nella cattedrale proprio perché in disaccordo con la posizione di diversi confratelli e consorelle.
Il dibattito sulla dignità umana ha provocato una spaccatura insanabile. Inizialmente, era stata riproposta la risoluzione del 2008 che affermava che il matrimonio tra persone dello stesso sesso era sbagliato e che le pratiche omosessuali erano incompatibili con le Sacre Scritture. Questo ha provocato indignazione tra i vescovi più liberali, ciò che ha costretto l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby a modificare l’appello per riconoscere che alcune province (seppur minoritarie) della Comunione anglicana hanno un’altra visione e a non farlo votare, sebbene le risoluzioni della Conferenza non abbiano forza legislativa.
Una soluzione pragmatica, un compromesso che è stato apprezzato dai partecipanti, soprattutto quando Welby ha dichiarato che le Chiese che si sono allontanante dall’insegnamento tradizionale non sarebbero state sanzionate e che non ci sarebbe stata nessuna guerra tra le due fazioni («un disaccordo civile, senza odio, come vorrebbero invece i nostri nemici», ha detto).
Alla Conferenza di Lambeth sono stati invitati numerosi ospiti ecumenici. Particolarmente folta la delegazione cattolica. Il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del dicastero vaticano per l’evangelizzazione, ha presentato una relazione su «la prima lettera di Pietro e le sfide attuali», mentre l’obiettivo del movimento ecumenico nella prospettiva cattolica è stato il tema del discorso del cardinale svizzero Kurt Koch, presidente del dicastero per l’unità dei cristiani (assente per motivi di salute), letto dall’officiale Anthony Currer.