a cura del Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano
Questa è la quarta puntata del nostro percorso di confronto con i testi evangelici di queste domeniche di Avvento. Ragguardevoli esperte ed esperti di tradizione cattolica e di altre confessioni cristiane propongono le loro sintetiche linee di analisi e di interpretazione ai diversi testi evangelici che si succederanno, domenica dopo domenica. Le traduzioni dei brani evangelici saranno quelle pubblicate dall’Associazione Biblica della Svizzera Italiana nei volumi delle Edizioni Terra Santa (la casa editrice della Custodia francescana di terra Santa) editi dal 2017 in poi, nel quadro del progetto internazionale ABSI “Leggere i vangeli per la vita di tutti"1. Saremo lieti di conoscere l’opinione su di essi delle persone che leggeranno questi contributi (scrivano pure a: info@absi.ch) sia per stabilire un dialogo con loro sia per avere stimoli a migliorare costantemente quanto sarà proposto, settimana dopo settimana, in queste pagine elettroniche…
Luca 1,26-38 (rito romano/rito ambrosiano – commento di Lidia Maggi 2 )
Dopo l’annuncio della nascita di Giovanni, Luca narra l’annuncio della nascita di Gesù. Emergono subito le differenze delle due scene: non più Gerusalemme ma una città della Galilea, Nazareth; non nel Tempio ma in una casa; non ad un sacerdote ma ad una donna; non ad un anziano ma ad una ragazza. La scena è costruita come un racconto di risoluzione, il quale si basa su una complicazione
della situazione che necessita di una soluzione: come può Maria, che non conosce sessualmente nessun uomo, concepire e dare alla luce un figlio? La medesima scena si presenta anche come un racconto di rivelazione, che mira a rivelare l’identità del personaggio principale, in questo caso Gesù.
26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, 27a una ragazza vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La ragazza si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Sii gioiosa, tu che sei davvero ricolma di grazia, il Signore è con te». 29A causa di queste parole ella rimase molto confusa e si domandava di quale genere fosse questo saluto. 30L’angelo le disse: «Non avere paura, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Concepirai in seno un figlio, lo darai alla luce e lo
chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e della sua sovranità non ci sarà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come sarà possibile ciò? Non conosco sessualmente alcun uomo!». 35Le rispose l’angelo: «Il respiro santo e santificante scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo farà scendere la sua ombra su te. È per questo motivo che colui il quale nascerà sarà
santo e chiamato Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile: 37nessuna parola da parte di Dio resterà inefficace». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore! Che mi possa proprio capitare secondo quello che hai detto!». E l’angelo si allontanò da lei.
vv. 26-27: Il quadro dell’episodio è dato dall’annotazione temporale – quando Elisabetta è al sesto mese di gravidanza; dalle coordinate geografiche – a Nazareth; e dai protagonisti: l’angelo Gabriele, lo stesso apparso a Zaccaria (1,19), e Maria. Quest’ultima è presentata come “ragazza vergine”: al “troppo tardi” che segna la scena precedente, in cui sono protagonisti due anziani, Zaccaria ed
Elisabetta, si contrappone il “troppo presto” di una ragazzina, appena fidanzata con Giuseppe, un uomo del casato di Davide. La storia umana – ci dice Luca – non è in grado di essere generativa. A meno che intervenga Dio.
vv. 28-33: L’annuncio dell’angelo prende avvio con il saluto, nel quale, dietro il senso primo della formula stessa di saluto, come nel greco profano, ritroviamo il rinvio alla gioia messianica, tema caro a Luca, come, del resto, quello della grazia, segno del dono e della presenza di Dio. Un saluto capace di esprimere l’intera fede del popolo eletto e sul cui significato profondo Maria s’interroga.
Il seguito delle parole dell’angelo riprendono e spiegano il senso del saluto: la grazia divina apre la storia al futuro, rendendo fecondo il grembo di questa ragazza, facendo di lei la madre di un figlio, di cui l’angelo rivela il nome insieme ad alcuni tratti identitari. Gesù è il Messia davidico (cfr. 2Sam 7 3 ), “grande”, “figlio dell’Altissimo”, re di un regno che non avrà fine. Questi tratti saranno
precisati nel resto del racconto. Ma già la domanda di Maria, al v. 34, fornisce all’angelo l’occasione di specificare meglio l’identità di Gesù evocando il senso della filiazione divina.
vv. 34-38: Con le parole di Maria, l’annuncio si apre al dialogo. Parole che, a prima vista, suonano simili a quelle di Zaccaria. Tuttavia, qui il nodo da sciogliere non è lo stesso sperimentato da Abramo e Sara, ovvero una sterilità che Dio ha tolto. La domanda di Maria non è più espressione di incredulità ma segno di una fede che interroga. E la risposta dell’angelo mette in rilievo l’agire dello Spirito, come aveva fatto precedentemente, in riferimento a Giovanni (cfr. 1,15).
Quest’ultimo, però, sarà guidato da uno Spirito di profezia (cfr. 1,17); mentre Gesù è ripieno dello Spirito di santità, in quanto figlio di Dio. È lo Spirito a concepire Gesù. In questo senso, la verginità di Maria è di tipo “teologico”, non riducibile a una questione ginecologica: non è il seme umano a dar vita al Messia, bensì l’agire di Dio. A Maria, l’angelo offre il segno del grembo fecondo di
Elisabetta, la sterile. E conclude il suo discorso ribadendo la chiave di lettura teologica degli eventi annunciati: come nell’annuncio della nascita di Isacco (cfr. Gen 18,14), così ora risuona la dichiarazione che la Parola divina sortirà effetto, superando le difficoltà che agli occhi umani appaiono insormontabili. Come nella scena della sterilità delle matriarche, anche qui prende forma l’opposizione tra l’impotenza umana e l’onnipotenza divina.
A questo progetto divino, Maria dà il suo consenso. Si dichiara “serva del Signore”: niente a che vedere con una sottomissione rinunciataria; piuttosto, trova qui espressione la consapevolezza di svolgere un ruolo nella storia della salvezza divina.
Per approfondire (di Ernesto Borghi)
La traduzione del v. 38 «Che mi possa proprio capitare quello che hai detto!» vuole esprimere fedelmente il valore morfologico e semantico del verbo principale ghénoito. Si tratta di un ottativo indipendente, che, quindi, manifesta quello che è il valore primo di questo modo del verbo greco, l’espressione del desiderio. La traduzione della Volgata latina (fiat) non risulta infedele, se il lettore rammenta che la lingua latina contempla un valore ottativale del congiuntivo indipendente.
Viceversa l’interpretazione più comune è stata sovente di tipo esortativo e il fraintendimento si è così perpetuato. Grazie a questa forma desiderativa, l’intera frase è quasi un’esplosione di entusiasmo nei confronti di quanto è stato presentato a Maria. Ella lo accetta, facendosene carico secondo le modalità di servizio appassionato, di amore fedele che ella ha liberamente accolto. Ciò
dimostra, senza possibilità d’equivoci, che ogni interpretazione riduttivistica, passivizzante – quasi che Maria accetti tutto quasi contro la sua volontà e solo in mancanza di alternative praticabili – ha nulla a che vedere con questo testo lucano. Esso non è una cronaca descrittiva di tipo storico, ma una lettura teologicamente trasfigurata, secondo criteri narrativi pre-moderni, di una decisione fondamentale nella vita della madre del Nazareno.
Per leggere la figura di Maria tra testi antichi e testimonianze dell’arte figurativa si veda la registrazione dell’incontro, svoltosi a Morbio Inferiore il 12 novembre 2015 e intitolato "La nascita di Maria e la nascita di Gesù: vangeli apocrifi e canonici e letture figurative" con Ernesto Borghi e lo storico dell’arte Stefano Zuffi (si utilizzi pure il seguente link: https://youtu.be/AjYiUPjBj6U).
1 Per avere accesso ai volumi di dette traduzioni, ci si rivolga pure a: info@absi.ch
2 Nata a Sassari nel 1964, è pastora e teologa battista. Molto impegnata nella divulgazione biblica e nel dialogo
ecumenico ed interreligioso, ha pubblicato vari contributi su differenti periodici. Tra i suoi ultimi libri: (con A.
Reginato) Vi affido alla Parola. Il lettore, la chiesa e la Bibbia, Claudiana, Torino 2017; (con C. Petrini), Accarezzare
la terra. Meditazioni sul futuro del pianeta, Centro Formazione e Lavoro A. Grandi, Bergamo 2018; Protestantesimo,
Editrice Bibliografica, Milano 2018; (con A. Reginato), Corpi di desiderio. Dialoghi intorno al Cantico dei Cantici,
Claudiana, Torino 2019.
3 Trad. TILC 2014: « 8 Il Signore disse ancora a Natan: “Devi dire al mio servo Davide che io, il Signore dell’universo, gli mando questo messaggio: ‘Tu eri un pastore e seguivi il gregge. Io ti ho preso di là, per farti diventare capo d’Israele, mio popolo. 9 Sono stato al tuo fianco in ogni tua impresa, ho distrutto tutti i nemici che incontravi e ora ti farò diventare molto famoso come gli uomini più importanti della terra. 10 Voglio fissare per il mio popolo, Israele, un luogo dove possa stabilirsi e abitare senza più paura di nessuno. Non sarà più oppresso da gente malvagia, come avveniva un tempo, 11 anche quando avevo messo i giudici a capo d’Israele, mio popolo. Ora, invece, ti ho dato tranquillità da tutti i tuoi nemici. E io, il Signore, ti annunzio che sarò io a costruire a te una casa! 12 Quando, al termine della tua vecchiaia, morirai e sarai sepolto con i tuoi padri, io metterò al tuo posto uno dei tuoi figli, nato da te, e fortificherò il suo
regno. 13 Sarà lui a costruire una casa per il mio Nome, e io gli assicurerò per sempre una dinastia. 14 Lui sarà un figlio per
me, e io sarò suo padre: se peccherà, lo castigherò per mezzo di altri uomini, come un padre castiga il figlio, 15 ma non
gli negherò mai la mia fedeltà, come invece ho fatto con Saul, che ho respinto per far posto a te. 16 La tua famiglia e il
tuo regno saranno stabili per sempre dopo di te, e la tua dinastia non finirà mai’”. 17 Natan riferì a Davide tutto quel che
Dio gli aveva fatto conoscere in questa visione. 18 Davide andò alla presenza del Signore e pronunziò questa preghiera:
“O Signore Dio, tu mi hai fatto arrivare a una meta di cui né io né la mia famiglia siamo degni. 19 Ma per te tutto questo è
ancora poco, o Signore Dio. Ora mi hai fatto una promessa per il lontano avvenire della mia famiglia e l’hai manifestata
a un semplice uomo, o Signore Dio. 20 «Non so quali altre cose potrei dirti, o Signore Dio: tu mi conosci, sono il tuo
servo. 21 Tu infatti hai voluto fare grandi cose per fedeltà alla tua parola e me le hai rivelate. 22 Quanto sei grande, Signore
Dio, senza eguali! All’infuori di te non c’è nessun altro Dio. Questo è ciò che abbiamo potuto udire con le nostre
orecchie. 23 Non c’è sulla terra nessun altro popolo come il tuo: tu sei andato a liberare Israele per farne il tuo popolo e
dargli fama. Hai fatto in suo favore cose grandi e terribili. Dopo averlo liberato dagli Egiziani e dalle loro divinità, hai
scacciato le nazioni che ostacolavano il suo cammino. 24 Hai fatto d’Israele il tuo popolo per sempre e sei diventato, o
Signore, il loro Dio. 25 Ora, Signore Dio, realizza quel che hai detto, mantieni per sempre questa promessa che riguarda
me, tuo servo, e la mia dinastia. 26 La tua gloria sia grande per sempre. Tutti dicano: il Signore dell’universo è veramente
il Dio d’Israele. La dinastia di Davide, tuo servo, rimanga per sempre stabile davanti a te. 27 Tu stesso, Signore
dell’universo e Dio d’Israele, mi hai fatto conoscere il proposito di darmi una dinastia. Per questo io, tuo servo, ho
avuto il coraggio di farti questa preghiera. 28 Tu sei Dio, o Signore, tu mi hai fatto questa grande promessa, e la tua
parola è degna di fede. 29 Benedici la mia dinastia perché duri per sempre davanti a te. Tu l’hai promesso, o Signore: la
mia dinastia sarà per sempre benedetta da te”».