Emanuele Di Marco, direttore dell’oratorio di Lugano, ricorda Marco Borradori
Poco più di ventiquattro ore. Questo è stato il breve lasso di tempo nel quale la comunità di Lugano e del Ticino ha potuto rendersi conto che stava realizzandosi un dolore che, in un modo o nell’altro, avrebbe attraversato tutti. Preghiere, messaggi di sostegno, attestazioni di coraggio e una moltitudine di fotografie di Marco Borradori in una o l’altra circostanza. La vita spesa a favore del bene della collettività: prima come consigliere di Stato, poi come sindaco di Lugano. In tanti possono raccontare episodi e aneddoti legati al sindaco di Lugano: era veramente presente, e tutti lo abbiamo sentito «un po’ nostro». La sua presenza era intreccio di ufficialità (il sindaco!) e di amicizia nonché simpatia. È stato così per l’oratorio di Lugano, che lui ha frequentato sin da bambino. In occasione dell’inaugurazione della nuova struttura, nel settembre del 2017, aveva rievocato diversi episodi simpatici legati al suo tempo libero trascorso nella struttura quando era giovanotto. Qualche ammonizione durante le partite a calcio, per esempio. Non era però solo una rievocazione del passato: anche negli ultimi anni, Marco Borradori ha partecipato a diverse iniziative proposte dall’oratorio. Dalle più ufficiali alle più informali. Una presenza sempre familiare, che sapeva portare un tono gradito. Ricordiamo con affetto le giornate di apertura (chi dimentica la sfida al footbalino con Paolo Beltraminelli? vedi foto), oppure quando ha aperto il cancello del rinnovato oratorio con una chiave di un metro di lunghezza («è più grande di quella del municipio», disse) o ancora quando, per un incontro con i giovani del gruppo ForEverYoung, siamo entrati con due veicoli APE, sgommanti e carichi di ragazzi, nel cortile del municipio, e lui ci ha accolti con una grande risata. Un rito, quasi, ogni volta che lo si incontrava: «Come va, tutto bene?» la domanda che ci rivolgeva e poi… non appena gli si spiegava cosa gli chiedevamo, beh, non si è mai tirato indietro. Corsa coi sacchi? Gara con auto radiocomandate? O ancora quando, a inizio pandemia, con quel virus che lo preoccupava tanto, aveva messo una mascherina XXL all’APE che sarebbe poi servita per le iniziative benefiche a favore delle famiglie bisognose. All’inizio del progetto «Ape del Cuore», con i Blues Brothers si era improvvisato (in piazza Dante!) artista di strada per raccogliere fondi per il progetto di aiuto alle famiglie. Non si negava, anzi, ben sapeva che la sua risposta positiva avrebbe creato soddisfazione, amicizia e vicinanza. Era veramente presente il nostro sindaco! A tal punto che ora confrontarsi con la sua assenza è e sarà, difficile. Un sindaco di una grande città ha sicuramente molto da fare: poterlo incontrare, scambiarci qualche chiacchiera, osare invitarlo e essere onorati della sua presenza, questo non è scontato. Ma il sindaco Borradori ci ha abituati a questo. Per questo possiamo tutti sentirlo un po’ nostro e condividere quel vuoto che, in misure diverse, percepiamo. Un ultimo contributo che ci ha lasciato, e che facciamo un po’ fatica ad accettare per la rapidità e la conseguenza di quanto successo, è proprio questo: unirci nella gratitudine per l’impegno in una missione non facile; e, nel contempo, affidare il nostro caro sindaco a quel Cielo che lui amava vedere limpido sopra Lugano. Buon viaggio, Marco.
I funerali, a cui presenzierà anche mons. Valerio Lazzeri, si terranno domani, martedì, alle 10, allo stadio di Cornaredo. La Camera ardente è stata allestita nel patio del Palazzo Civico di Lugano.
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