«Il grande pensatore cattolico Romano Guardini descrive l’esperienza dell’incontro vero con una persona come paragonabile a un Big Bang». Così esordisce mons. Willy Volonté, amico di lunga data e tra i più stretti collaboratori di Eugenio Corecco. «Per me è stato così quando lo incontrai per la prima volta a Lugano, al buffet della stazione. Lui gioiosamente circondato da giovani ed io malinconico per aver lasciato la mia Milano». Da prudente uomo di montagna, don Eugenio metteva prima alla prova e da uomo di cultura verificava l’onestà e l’equilibrio delle posizioni. «Capiva subito – prosegue mons. Volonté – se spavaldamente si vendeva ciò che umanamente non si possedeva. Ma come ogni vallerano, una volta data l’amicizia, la coltivava con tenacia e senza rimpianti. Dagli anni dell’università fino agli ultimi istanti della sua vita, abbiamo lavorato a stretto contatto, in particolare nell’impresa ardua della nascita della Facoltà di teologia di Lugano (FTL). Ho condiviso con lui ogni giorno: la gioia di vedere nascere cose impensabili e anche qualche pesante disfatta». Corecco nel suo ministero episcopale ha preso molte decisioni importanti. Continua don Willy: «Aveva la capacità di decidere. È la qualità degli uomini di governo. Svelto nella sintesi degli elementi di una situazione, ponderato nel sistemarli al giusto posto, ma poi deciso nell’azione». Mons. Corecco ha lasciato un’eredità preziosa alla Chiesa ticinese. «Forse ancora tanti dei frutti visibili ancora oggi nella diocesi di Lugano, sono nati da quella seminagione dolorante degli ultimi anni, segnati dalla malattia. “Bisogna pagare con il sacrificio la crescita di ciò che abbiamo piantato”, mi disse una volta. Ma puntava più sulla Grazia che sulle sue forze, ormai allo stremo. Certamente questi furono segni di una santità evidente che bisognerebbe prima o poi riconoscergli. Corecco ha lasciato un senso di sincero rispetto per l’istituzione Chiesa in campo laico. Ma anche tra i suoi preti, talvolta in disaccordo con lui, è rimasto il ricordo della sua dedizione pastorale fuori dal comune e un amore fedele per la Chiesa e per il Papa. Giovanni Paolo II rimase per lui fonte d’ispirazione e di sostegno nel ministero, amico e Padre nella sua sofferenza», conclude mons. Volonté. (FA)