Ogni quattro anni l’Unione Mondiale delle Organizzazioni femminili cattoliche (www.umofc.org oppure www.wucwo.org) convoca ad assemblea generale le donne delle associazioni membro. Quest’anno anche l’Unione Femminile Cattolica Ticinese ha partecipato, per la prima volta come membro associato; dal 15 al 21 ottobre ha condiviso queste giornate con più di 450 donne appartenenti soprattutto alle associazioni africane. I paesi africani rappresentati erano Senegal, Mali, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Ghana, Camerun, Nigeria, Gabon, Tanzania, Kenya, Liberia, Burundi, Malawi, Zambia, Sudafrica. Ma non sono mancate anche le donne europee, degli Stati Uniti, del Canada e del Sudamerica, come anche dell’Australia e del Sud Corea. Il programma di queste giornate é stato arricchito da numerosi momenti d’incontro spontaneo, di scambi culturali con canti, danze e variopinti costumi indossati dalle diverse delegazioni. Scopo dell’UMOFC è di sostenere la presenza, la partecipazione e la co-responsabilità delle donne cattoliche nella società e nella Chiesa e promuovere così lo sviluppo umano, con progetti educativi volti a diminuire la povertà e a favorire i diritti fondamentali dell’uomo, principalmente il diritto alla vita.
Ma come diventare portatrici di “acqua viva”, come farsi Samaritane in questo mondo sempre più oppresso e minacciato? Dapprima riflettendo, durante le prime giornate di studio, con l’aiuto di brevi conferenze incentrate sulle encicliche e sull’esortazioni apostoliche di Papa Francesco, che hanno riportato l’accento su quali sono le sfide e le responsabilità che attendono le donne di tutto il mondo. Si è parlato di migrazione e del suo impatto sulle famiglie migranti, dei diritti calpestati delle donne, citati in Amoris laetitia al paragrafo 54 che definisce inaccettabile «la vergognosa violenza che a volte si usa nei confronti delle donne e come la violenza verbale, fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di sposi contraddice la natura stessa dell’unione coniugale». Sempre in Amoris laetitia 54 si fa inoltre riferimento all’infibulazione, la «grave mutilazione genitale della donna in alcune culture», ma anche alla «disuguaglianza dell’accesso a posti di lavoro dignitosi e ai luoghi in cui si prendono le decisioni» e si ricorda «la pratica dell’“utero in affitto” o la strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile” rende dimentichi gli esseri umani del dono e della gratuità della vita.
La sfida di un'ecologia integrale della Laudato sì
La Dr.ssa Thérèse Samake invece, riferendosi alla Laudato sì, ha messo molto pragmaticamente l’accento sulla gestione dei rifiuti (chimici) e della spazzatura (domestica), rendendo attente dell’abuso dell’utilizzo della plastica. La Dr.ssa Donna Orsuto ha conquistato le donne in sala nella sua esposizione sulla santità secondo la Gaudete et exsultate,, invitando a coltivare la capacità di portare ad unità i frammenti spaccati delle nostre giornate (eucarestia del quotidiano), ricordando che “each day is a holy place”, e cioè ogni giorno è una possibilità di unione con Cristo in tutto. Un atteggiamento del profondo che unisce trasversalmente ogni momento della nostra vita e che trae il suo nutrimento dalle Beatitudini del Vangelo. Chiamate dunque a non avere paura della nostra santità (“se vi aderirete otterrete nuove energie!”) in comunione e sinodalità, le donne presenti hanno proseguito le giornate con l’ascolto reciproco in piccoli gruppi, animando una proficua discussione sui temi proposti. Accompagnate dall’assistente spirituale Gerard Whelan SJ, che ogni giorno ha proposto pratiche di discernimento, le donne dell’UMOFC si sono poi addentrate nei lavori assembleari veri e propri.
L’UMOFC, secondo i suoi statuti, è portavoce delle donne cattoliche all’ONU (New York e Ginevra), all’Unesco (Parigi), al Consiglio d’Europa (Strasburgo) e alla FAO (Roma). Ma la vera forza di questa organizzazione è l’unione di donne di diverse etnie, culture, tradizioni che insieme si riconoscono sorelle e attraverso le loro associazioni locali portano concreti gesti di solidarietà ad altre donne, vicine e lontane, come portatrici di acqua viva, per il bene di tutta l’umanità.