di Don Rolando Leo
Non so se esiste … ma la nostra attività pastorale prettamente legata ai giovani che frequentano l’Azione Cattolica sta crescendo vertiginosamente.
Quello che colgo è un grande bisogno. I ragazzi cercano dei punti di riferimento e qualcuno che si occupi davvero di loro, che voglia loro bene come sono, che li accetti, li valorizzi, dica loro qualcosa di bello, che tocchi la loro vita.
Sembra una frase fatta che estraiamo dal cassetto delle buone idee ogniqualvolta qualcuno ci chiede di parlare della società di oggi. Può anche darsi che la si usi spesso, ma io sono dell’idea che la si utilizzi a buona ragione! Il mondo è lì da vedere e lo sbando è dietro l’angolo. Viviamo in una società liquida, frammentata e di difficile digestione. Il fenomeno dei giovani che sono partiti dal nostro paese per raggiungere l’abbaglio dell’ISIS appare paradossale; invece è solamente sintomatico di un vuoto pneumatico che spesso ci circonda e circonda la vita dei nostri ragazzi.
È commovente per me vedere invece questi giovani (alcuni proprio giovanissimi) accostarsi alla fede, di nuovo, di ritorno, o per la prima volta, e pongono domande.
La gioia letteralmente e nettamente più grande, quella che mi scalda più il cuore, è vederli cantare, ascoltarli! Capire che attraverso il canto si avvicinano, si riavvicinano, imparano, capiscono, e si commuovono anche loro.
Questo è il nostro strumento, il nostro primo approccio.
Per me è straordinario anche assistere in prima persona a questa nuova sfida per il Ticino; quella dei GREST, queste colonie diurne con centinaia di bambini accuditi dai fratelli maggiori, un po’ più grandi, quattordicenni, che scoprono il senso della loro esistenza nel servizio, nel sentirsi utili, nel donarsi con gioia! Questa realtà cresce sempre più.
In generale ciò che scorgiamo è proprio, al di là di tutto, il bisogno di un nuovo primo annuncio in una società non più cristiana. Si tratta di dar loro il kerygma, il primo annuncio cristiano.
Ma poi per i giovani è una scoperta questa Chiesa giovane, frizzante, cantante, gioiosa, che sta attenta ai loro bisogni. Spesso i nostri ragazzi sono ormai lontani dalle nostre comunità parrocchiali che, pur con la buona volontà del caso, ormai sono fuori portata geografica dalla famiglia che, ormai non più praticante, rinuncia a far conoscere.
In effetti mi pare di leggere nell’esortazione di Papa Francesco “andate nelle periferie … siamo un ospedale da campo …” un po’ ciò che stiamo tentando di fare, ossia accogliere il maggior numero di ragazzi possibile. Sono ragazzi non praticanti, che sentono parlare di noi, di un luogo dove si può far colonia, a Camperio o altrove, con coetanei di 14-15-16 anni, e non solo con ragazzini di scuola elementare. Non sono molte le strutture che si occupano dei più grandi, se non le società sportive. Sentono parlare di qualcuno che li accoglie in modo diverso.
Giovane chiama giovane! E poi ci incontra, ci scopre, scopre un mondo nuovo, quello della fede, quello della persona di Gesù, quello di giovani animatori, poco più grandi di loro, che si mettono al servizio gratuitamente per occuparsi di loro. Così si cresce insieme, perché … insieme è più bello!
Ecco il mondo ideale!