Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Dom 15 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image

    Giornata del Rifugiato

    di Bea Brenni, UFCT

    Il primo contatto con il centro richiedenti l’asilo di Chiasso è avvenuto nel novembre del 2013 quando alcune donne dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese hanno incontrato gli impiegati dell’Ufficio Federale della Migrazione, responsabili del centro, che con gentilezza e disponibilità ci hanno fatto conoscere questa realtà. Marcel Mattana ne è l’assistente spirituale e grazie a lui sentiamo più vicini i bisogni dei giovani uomini che vengono accolti al Centro. Per loro provvediamo a una fornitura regolare di abiti e scarpe. Marcel, inoltre, organizza anche un momento ricreativo per i giovani migranti presso l’Oratorio di Chiasso. È in questa occasione che il mercoledì pomeriggio scendo all’oratorio di Chiasso. I locali sono un po’ nascosti, in un seminterrato, proprio in faccia alla casa anziani, sotto il cinema. I ragazzi del centro giocano a calcetto. Qualche movimento veloce, tanti volti, tanti sguardi, ora accesi dalla gioia del gioco, ora sfuggenti e vuoti, carichi di storie provenienti da lontano. Storie di fughe, di tratte, di lunghi tragitti percorsi di notte a piedi o nascosti in doppi fondi di camion, in bauli d’auto e su ben noti barconi. Ma ancor prima del viaggio raccontano storie di sequestri, arruolamenti forzati, bombe esplose di cui portano i segni. Raccontano di libertà negata da sempre, di violenza, di separazioni laceranti, di paura pura e umiliazioni profonde: tutto tra lacrime e sorrisi. Potrebbero essere miei figli. Insieme facciamo dei puzzle, attività sicura dove fermare lo sguardo e riposare le emozioni. Alcuni di loro non ne hanno mai visto uno e vogliono imparare chiedendosi, forse, se sono veramente queste le attività che divertono gli Europei. A volte non ci capiamo, non conosciamo la lingua dell’altro e allora prendiamo una cartina del mondo, appesa lì, e vediamo da dove vengono, la loro casa. A volte regna l’imbarazzo: loro in cerca di una vita migliore ed io che ho quel che loro cercano. Ma tutti sappiamo sorridere e sorriderci, magari non subito e solo dopo aver preso conferma con lo sguardo. Questi ragazzi mi dicono che nulla è certo. Un ragazzo diceva che su quella barca nel Mediterraneo ha sentito che iniziava qualcosa di nuovo, fosse anche la morte: il peggio era alle spalle. Abbandonato così, ha voluto dormire tutto il viaggio. Un abbandono e un “giorno per giorno” carico di incognite. Ci si sente impotenti davanti a sistemi tanto grandi e tanti organizzati. Ma forse si può prestare semplicemente presenza per dire: “tu sei importante per me”. Un’inadeguata e sincera presenza. Abbandonare tutto quello che sappiamo fare e…..portare a termine il puzzle, nel silenzio, nella consapevolezza, nella speranza di lasciar loro almeno un segno di accoglienza e condivisione, perché forse la settimana dopo sono già ripartiti, per chissà dove, lasciando me sempre con un fremito di inquietudine.

    News correlate

    News più lette