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Sab 14 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    I 30 anni di sacerdozio di don Jean-Luc Farine: "Ho capito che i poveri ci evangelizzano"

    di Federico Anzini

    Doppia occasione di festa, domenica 10 settembre, con Messa alle 11 nel parco dell’ex caserma, per la comunità parrocchiale di Losone. In questa domenica, come da tradizione, verrà celebrata la Madonna d’Arbigo e, nel contempo, fedeli e autorità renderanno omaggio al parroco don Jean-Luc Farine nel suo trentesimo anniversario di sacerdozio.

    Una bella occasione per dialogare con lui attorno ai momenti più significativi della sua vita contraddistinta da importanti esperienze missionarie all’estero. «Gli ambiti dove è nata la mia vocazione – ci racconta don Farine – sono stati sicuramente la famiglia e la parrocchia. Sono cresciuto a Muralto e i miei genitori frequentavano regolarmente l’eucaristia domenicale. Quindi, la comunità parrocchiale, e poi quella diocesana, assieme al focolare domestico sono stati quel terreno fertile sul quale il tempo della giovinezza mi ha fatto maturare la mia vocazione sacerdotale». Dopo gli studi di teologia a Friborgo non ha voluto essere subito ordinato sacerdote preferendo un’esperienza pastorale e missionaria. È così che il vescovo Corecco lo ha mandato a Barranquilla, in Colombia, dove è stato ordinato diacono nel 1992. «Questa esperienza a contatto con i poveri – prosegue don Farine – ha consolidato la mia vocazione, e al mio rientro, nel 1993, sono diventato prete diocesano. L’attività missionaria è continuata in diocesi, parallelamente agli impegni parrocchiali, attraverso la Conferenza missionaria della Svizzera italiana (CMSI), dove a poco a poco sono nati altri progetti tra i quali quello in Ciad, in Africa centrale. Il vescovo Torti ha accolto la mia richiesta e così nel 2000 sono partito per il continente africano e vi sono rimasto per 11 anni».

    Un’esperienza straordinaria, piena di ricordi indelebili. «Ho vissuto sulla mia pelle – ci confida don Farine – l’espressione di papa Francesco: “I poveri ci evangelizzano”. Ho toccato con mano la grande fede della gente quando andavo negli angoli più sperduti dei villaggi a portare l’eucaristia. Ho sperimentato come loro, malgrado la miseria più assoluta, erano capaci di dare del tempo alla comunità, disposti a camminare insieme. Penso a tanti giovani colombiani che studiavano alla sera e durante il giorno erano in parrocchia. Non dimenticherò mai quei giorni, all’inizio di ogni anno pastorale, trascorsi sotto un grande albero africano, per lasciare che una pagina del Vangelo ispirasse il modo di essere comunità cristiana. Uomini e donne, spesso analfabeti, che si interrogavano per capire come vivere la comunione, come essere missionari, come dare il pane all’affamato e la medicina all’ammalato». Quindi i nostri fratelli di altre Chiese più povere hanno molto da insegnare anche a noi e il loro metodo assomiglia molto a quanto chiede papa Francesco con il Sinodo sulla «sinodalità» che entrerà nel vivo a Roma ad inizio ottobre. «Avendolo vissuto nelle terre di missione, dove i membri della comunità sono capaci di ascolto, osano parlare, osano riflettere, mi dico che questo cammino sinodale deve essere possibile anche qui. Io credo molto nel progetto delle reti pastorali che timidamente portiamo avanti. Potrebbe essere l’inizio di una risposta per rilanciare il nostro impegno di discepoli e missionari di Gesù in questo cambiamento d’epoca», conclude don Farine.

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