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Mar 31 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    I commenti al Vangelo di domenica 27 agosto

    Calendario Romano

    Mt 16,13-20 / XXI Domenica del Tempo ordinario

    Al centro del cuore la vera ragione

    di Dante Balbo*

    La fede sembra una specie di infusione, qualcosa che a qualcuno viene scritta nei geni, ad altri no. Quante volte mi hanno detto: «Beato te che hai la fede!». Il brano evangelico di questa domenica dice qualcosa d’altro. Gesù interpella i discepoli in un posto particolare, verso Cesarea di Filippo, dove sembra vi fossero tracce di riti pagani, residui dell’idolatria che sempre ha minacciato Israele, perché più semplice e immediata, uno spazio in cui è il credente a controllare il divino, attraverso pratiche più o meno sofisticate, ma di sicuro effetto. La fede in questo caso riguarda l’esperienza di obbedienza del Dio alle giuste manipolazioni e è sufficiente un poco di statistica per smontarne l’efficacia.
    Gesù conduce pian piano i suoi alla fede autentica, chiedendo cosa pensa la gente di lui. Emergono le considerazioni più disparate: tutte relative alla ricomparsa di morti come Geremia e Giovanni Battista recentemente decapitato, oppure Elia, assunto in cielo su un carro di fuoco.
    Gesù allora chiede ai discepoli cosa pensino, avendo vissuto, mangiato e bevuto con lui, ascoltata la sua parola, visti i segni e i prodigi, compiuto per suo mandato cose altrettanto straordinarie.
    Tutto si ferma: la domanda impone qualcosa di più di un sentito dire.
    Pietro, senza troppo pensare, esplode in una affermazione che capovolge l’idea della fede idolatrica: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Se è figlio del Dio vivo è portatore di vita; se è il Cristo, l’unto del Signore, il Messia ebraico, è colui di cui ci si può fidare, che porta la novità assoluta nella storia di chi lo incontra. Credere significa dare ragione della propria speranza, accettare un dono inimmaginabile, ma possibile, smettere di costringere la realtà nei nostri poveri ragionamenti. La carne e il sangue non sono sufficienti, ma ad ognuno è dato un cuore capace di incontro, di riconoscere l’amore quando ci tocca. Su questa fede Gesù fonda la sua Chiesa.

    *Dalla rubrica televisiva Respiro Spirituale

    Calendario Ambrosiano

    Mc 12, 13-17 / Domenica prima del martirio di S. Giovanni

    Dare a Cesare... dare a Dio

    di don Giuseppe Grampa

    Soffermiamoci sulle due parti di questa affermazione ben nota: date a Cesare….date a Dio. Date a Cesare: con questa affermazione, in risposta a coloro che gli chiedevano se si dovessero pagare le tasse all’imperatore romano, Gesù riconosce il legittimo spazio della politica e colpisce alla radice la tentazione teocratica, la tentazione da parte della religione e dei suoi ministri di invadere il campo di Cesare, cioè lo spazio della politica. Teocrazia vuol dire appunto governo di Dio mediante l’istituzione religiosa. Oggi questa pericolosa confusione tra il trono e l’altare, la spada e la croce che hanno segnato anche Paesi cristiani, è presente in qualche stato islamico. Quando Gesù ordina di dare a Cesare quel che è di Cesare riconosce l’autonomia della politica. Ma riconosciuto il legittimo spazio della politica- date a Cesare- Gesù ne fissa anche i limiti: date a Dio. Cesare, il potere politico, non è tutto, ha un suo ambito ma non deve invadere la totalità della vita delle persone e della collettività. Questa parola colpisce la malattia più funesta della politica: il totalitarismo, lo statalismo. Nel secolo appena trascorso l’Europa ha subìto le conseguenze funeste dei totalitarismi che hanno seminato morte.
    Basteranno due nomi: i Gulag sovietici e la Shoah, lo sterminio di sei milioni di Ebrei ad opera dei nazisti. Il pericolo totalitario può trovare argine proprio nella coscienza religiosa che afferma: Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini (At. 5,29).
    Proprio dal testo evangelico deriva l’impegno a costruire una società laica fondata non solo sulla reciproca autonomia tra sfera politica e ambito religioso ma anche su un rapporto di reciproca integrazione. Potremmo dire: Dio ha bisogno di Cesare, ovvero i valori morali e religiosi hanno bisogno della politica. È tipico del linguaggio cristiano l’appello ai valori (della vita, della persona, della pace, ecc.). Ma tale appello ai valori rischia d’essere solo esortativo se non si fa carico di creare tutte le condizioni necessarie perché i valori possano essere vissuti.

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