Calendario Romano Anno A / Gv 10,1-10 / IV Domenica di Pasqua
E adesso? Tre passi verso il cielo
di Dante Balbo
Molti anni fa, quando ero un diciottenne in ricerca, ho incontrato una sera delle persone che mi raccontavano di aver trovato la felicità, di sentire la presenza viva di Gesù nei loro giorni, nelle relazioni, in preghiera e nel lavoro, soprattutto nella comunità dove avevano fatto questa straordinaria scoperta. Ho chiesto come si faceva per avere le stesse cose. Mi hanno risposto che dovevo mettermi in cammino, magari per una strada che non avevo mai percorso, che all'inizio avrebbe potuto allontanarsi dalla mia vita precedente, ma che mi hanno assicurato mi sarebbe stata restituita in seguito, più bella e splendente di prima. Mi sono fidato, perché non mi sembravano né ingenui né fanatici, ma nello stesso tempo mi annunciavano una cosa assolutamente straordinaria: Gesù, quello che si legge nei Vangeli, che è salito al cielo, in realtà sta con noi vivo e presente, tanto da riempire di gioia la nostra vita. Ho accettato e il primo passo è stato un percorso in cui mi hanno ricordato l'esperienza della salvezza, che nasce dall'amore del Padre, mi fa riconoscere il mio peccato, sconfitto e riscattato dal Figlio, mi offre la pienezza dello Spirito Santo che non mi lascerà più. Alla fine ho accolto una preghiera dalla comunità che mi ha accompagnato, riscoprendo il dono del Battesimo che a Gesù mi unisce in modo incredibile. La terza tappa non è ancora finita, ma sarà con me tutta la vita, perché è la concreta presenza dello Spirito Santo che cammina con me, mi ricorda le parole del maestro, mi sostiene e mi permette di stare nella comunità della Chiesa, dove altri come me testimoniano la stessa vita nuova. Questo stesso itinerario è vissuto da san Pietro Apostolo, che suggerì la medesima risposta a chi lo interpellava, affascinato dalla meraviglia della Pentecoste. A rafforzare la bellezza del viaggio è l'immagine del Vangelo: Gesù è il bel pastore, che nel cammino precede le sue pecore e non le lascia sole.
Calendario Ambrosiano Anno A / Gv 10,11-18 / IV Domenica di Pasqua
L’amore forte del pastore e la fedeltà del suo gregge
di don Giuseppe Grampa
Sulle labbra di Gesù così come in molte pagine del Primo Testamento l’immagine «pastore-gregge» rivela l'intensa relazione di cura del pastore per il suo gregge, suo decisivo bene. Temo, invece che oggi questa immagine evochi piuttosto una condizione di passività. Oggi dire di un insieme di persone che è un gregge non è precisamente fare un apprezzamento. Ma se leggiamo con cura i verbi che qualificano la relazione tra il Pastore e le sue pecore, scopriamo che tale relazione non ha niente di negativo. Ben cinque volte si dice che il Pastore dà la vita e questo verbo allude all'amore incondizionato che trova nella croce la sua decisiva manifestazione. Il Pastore dà la vita. Ricorre inoltre ben quattro volte il verbo «conoscere», che nella Bibbia indica un coinvolgimento carico di amore. Dare la vita e conoscere: non una relazione autoritaria né di comando, ma di conoscenza e dedizione fino al dono di sé. E le pecore «ascoltano». Viene alla mente uno dei testi più importanti per la tradizione ebraica: «Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio. Il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze» (Dt 6,4). Israele, il popolo di Dio è un popolo che ascolta. E anche il discepolo di Gesù sta seduto ai suoi piedi in ascolto delle sue parole, come Maria di Betania, al punto che Gesù dice: «Maria ha fatto la scelta migliore». Ma allora queste pecore che ascoltano non sono affatto passive; sono deste, aperte a comprendere, intelligenti. Non si sta dentro il popolo di Dio, diciamo pure «dentro il gregge», come gregari, ma come soggetti liberi, consapevoli. La pagina evangelica si conclude con una grande apertura universale: il Pastore che ha offerto la sua vita per la moltitudine, per tutti; raccoglierà in un unico popolo, un unico gregge quanti ascolteranno la sua voce. È significativo che Gesù dica: vi sarà un solo gregge e un solo Pastore; non un solo ovile ma un solo popolo che tutti raccolga nella fedeltà all'unico Pastore.