Dopo due anni di sospensione causa Covid, il Forum Europeo dei Laici (FEL) è tornato a riunirsi. E lo ha fatto a Madrid dal 9 al 12 giugno scorso, alla presenza di una quarantina di rappresentanti delle associazioni laicali dei loro rispettivi Paesi d’origine. Dall’Irlanda al Regno Unito, dalla Germania all’Austria, dal Belgio alla Danimarca e dalla Svezia alla Svizzera, l’Europa vi è ben rappresentata in tutte le sue differenze linguistiche, culturali e anche con tutte le sue differenti sfumature di vivere e intendere la fede all’interno della Chiesa cattolica. Per la Svizzera - in rappresentanza del Consiglio dei Laici Svizzeri (CSAL) e delle tre lingue nazionali - hanno partecipato ai lavori Raphael Pfiffner, Melchior Kanyamibwa e Corinne Zaugg. Pensata e organizzata ormai quattro anni fa, la sessione del Forum portava in origine il titolo “Come essere cristiani nel quotidiano”, ma visto che l’interesse dei presenti verteva principalmente sul più attuale tema del sinodo nei fatti è divenuto un confronto e una condivisione di come il sinodo è stato accolto nei diversi Paesi Europei.
Ne è uscito uno spaccato interessante che ha messo in luce come la proposta del Papa di organizzare una consultazione mondiale in preparazione del sinodo dei vescovi dell’ottobre 2023, ha di fatto conosciuto in ciascun Paese un’accoglienza diversa. In Spagna, Austria come anche in Italia (nazione che non partecipa al Forum) la proposta papale è venuta ad inserirsi su percorsi sinodali già in corso. Mentre altrove (in Germania, Belgio, Austria) sono anni che la Chiesa -sulla spinta dai laici- ha messo in atto un proprio percorso di rinnovamento, per lo più in seguito all’emergere di casi di pedofilia in seno alla Chiesa o ai risultati di inchieste indipendenti, volte a cercarne le tracce nel passato. Altri Paesi ancora, si sono incamminati per la prima volta, su un percorso sinodale. Molti, comunque anche i punti in comune emersi durante il lavoro. Ovunque si è palesato il forte il desiderio di realizzare quella Chiesa in uscita di cui parla papa Francesco. Una chiesa che sia casa, che sappia accogliere poveri, emarginati, persone marginalizzate e integrare le periferie tanto esistenziali quanto geografiche. Se, per esempio, la Chiesa spagnola ha espresso il desiderio di una comunità ecclesiale dove sia più presente la dimensione spirituale (la chiamata ad una conversione continua e ad una maggior attenzione alla qualità della liturgia), la Chiesa tedesca è da anni impegnata in un percorso sinodale molto esigente e che spinge sull’ acceleratore soprattutto per quanto riguarda la presenza delle donne nei ruoli di responsabilità all’interno delle strutture ecclesiali. Differenze di sensibilità che si sono fatte sentire soprattutto, alla fine dei lavori assembleari, quando il comitato ha presentato quella che è la sua risposta ai dieci quesiti posti dal Papa. Se i lavori si sono svolti in perfetto stile sinodale, il documento finale ha invece incontrato qualche difficoltà nella sua formulazione definitiva, tanto che si è preferito spostare la sua formulazione definitiva oltre la conclusione del Forum. A creare problema, quelli che sono i temi caldi che agitano la Chiesa dei nostri tempi: il ruolo delle donne, l’accoglienza di persone LGTB, la perfetta equiparazione tra maschile e femminile nei luoghi di rappresentanza. Ora, con un po’ più di tempo e calma il documento verrà rielaborato dal comitato, integrato con quanto emerso nella tre giorni dei lavori assembleari e soprattutto durante il dibattito conclusivo, per poi venir inviato al Segretariato generale del sinodo dei vescovi, al Dicastero per la famiglia, i laici e la vita, al Concilio Europeo dei vescovi (COMECE), al Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e a tutti i comitati dei laici che fanno parte del Forum, come contributo al sinodo.
Alla fine dell’incontro è stato annunciato che il prossimo Forum europeo si terrà in Svizzera, nel 2024.
Corinne Zaugg