Il comandante della Guardia svizzera pontificia deve essere uomo di unità, uomo di carità, d’amore, e uomo di umiltà. A dirlo è stato Papa Francesco che, nel pomeriggio di venerdì 1º maggio, è intervenuto all’«atto militare» della cerimonia di inaugurazione e benedizione della nuova bandiera del corpo, proprio in seguito alla nomina del nuovo comandante, il colonnello Christoph Graf, avvenuta il 7 febbraio scorso.
In particolare a lui, il Pontefice ha augurato di esercitare un dono di paternità nei confronti delle sue guardie, raccomandandogli di chiedere con la preghiera che lo Spirito Santo semini e faccia crescere l’amore e l’unione fra i membri del corpo. Francesco ha quindi concluso il suo cordiale saluto ricordando il motto del corpo Mut und Demut, e cioè “coraggio e umiltà”. Infatti, ha detto ancora, comandare evangelicamente significa servire. Il Papa ha quindi impartito la sua benedizione alle guardie e ai familiari.L’incontro è avvenuto nel quartiere della Guardia, al termine della messa celebrata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, nella chiesa del Camposanto Teutonico, con il rito, appunto, della benedizione della bandiera. Di forma quadrata (lunga due metri e venti centimetri), la bandiera è composta da una croce bianca in quattro campi, dei quali il secondo e il terzo recano i colori a bande orizzontali del Corpo (blu, rosso e giallo) che riprendono quelli dello stemma dei Medici e dei Della Rovere, in particolare di Giulio ii, che ha costituito il Corpo.
Nel primo campo, in alto a sinistra, lo stemma di Papa Francesco; nel quarto, in basso a destra, proprio quello di papa Giulio ii, entrambi su sfondo rosso. Lo stemma del comandante in carica, disegnato tradizionalmente con i colori del suo cantone di origine, è inserito al centro della croce. E lo stemma della nobile famiglia dei Graf von Pfaffnau, sovrastato da un elmo con pennacchi giallo, rosso e bianco e altri segni araldici, reca su sfondo rosso in oro il corno di un cervo e in argento un aratro, simboli delle professioni del cacciatore e agricoltore, ma anche di una natura incontaminata e di vicinanza al lavoro.
Il comandante Graf, nel suo discorso di ringraziamento al Pontefice, ha indicato espressamente nell’amabilità verso tutti e nello spirito di servizio le caratteristiche principali dello stile delle guardie svizzere. Per tanti pellegrini che vengono a Roma per vedere il Papa esse costituiscono infatti il primo incontro, la prima vera accoglienza che, senza perdere mai di vista la missione essenziale di sicurezza, deve per questo essere sempre sorridente e, appunto, fatta di amabilità.
«Una delle cose che mi sta particolarmente a cuore è l’unità» ha poi specificato il colonnello. Proprio l’unità, infatti, «è un requisito per il buon funzionamento di una comunità», perché «rende forti e capaci di superare le difficoltà».
Ma «per garantire l’unità occorrono anche regole e leggi» e ciascuno «è chiamato ad adeguarsi e a dare il proprio contributo». Inoltre, ha affermato il comandante, «l’unità esige da noi tolleranza, accettazione, solidarietà e disciplina». Per questa ragione «in una comunità come quella della Guardia svizzera pontificia, unità e disciplina sono gli aspetti più importanti».
«Ogni giorno — ha proseguito — svolgiamo il nostro servizio insieme, viviamo in spazi ristretti e ci incontriamo più volte». Con questa consapevolezza «gli interessi personali devono essere messi all’ultimo posto», anche se per farlo «serve una buona dose di autodisciplina», ed è dunque «una sfida quotidiana».
Riguardo alla nuova bandiera, il colonnello Graf ha spiegato che anzitutto «è un simbolo di unità, fedeltà e professione». Infatti essa «rappresenta solidarietà, senso di appartenenza, è l’emblema di un luogo in cui le persone si sostengono le une con le altre e, insieme, perseguono determinati obiettivi e ideali». È, inoltre, anche «il segno dell’impegno pieno e totale per una causa».
L'Osservatore Romano, 3 maggio 2015
Il sismografo ore 21:13