Ex procuratore pubblico, noto per le sue solide indagini internazionali, confrontato con il fenomeno della corruzione, si è spento a 78 anni Dick Marty politico ticinese di livello internazionale che si diceva fiero della propria indipendenza e integrità: “L’indipendenza ha sempre due aspetti: è prima di tutto qualcosa di molto intimo e personale, ma ciò non basta. Bisogna apparire indipendenti. Se si accetta denaro o un sostegno esterno si perde questa apparenza di probità e questo a prescindere dalla nostra capacità interiore di non lasciarci influenzare”. Marty aveva rivelato - in un’intervista alla RTS - di alcuni anni fa di essere stato minacciato di morte da alcuni elementi radicalizzati dei servizi segreti serbi. Perciò era stato inserito, dalla polizia elvetica, in un programma di alta protezione.
Passione per la politica
Di confessione protestante in Ticino, con un problema di vista che lo hanno costretto a portare occhiali con lenti spesse, Dick Marty è segnato nella sua infanzia dalla diversità, dalle prese in giro, che fanno maturare in lui una forte sensibilità al fatto di essere “estremamente minoritario”. Anche sul piano religioso. “Il nostro protestantesimo, molto influenzato dalla Chiesa valdese in Italia, non era una opposizione combattiva, ma ‘moderata’. Cercavamo semplicemente di mantenere il dialogo con la maggioranza cattolica”, si legge in una sua intervista ripresa da voceevangelica.ch. Nella vita aveva dichiarato in intervista era convinto in alcuni valori ereditati dall'ambiente protestante quali la "fiducia, la libertà e la responsabilità", come lui stesso dichiarò alla trasmissione Segni dei Tempi del 17 gennaio 2015.
Diritti umani e ambiente
Procuratore generale del Ticino (1975-1989), consigliere di stato ticinese (1989-1995), consigliere agli stati (1995-2011), deputato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Dick Marty ha compiuto anche molti viaggi all'estero, dalle Filippine all’Africa. Nel 2006 dimostra in un rapporto l’esistenza di una rete mondiale di prigioni segrete della CIA in cui si pratica la tortura. Fatti riconosciuti sette anni dopo da una commissione del Senato americano. Il suo rapporto del 2010 sul traffico di organi effettuato dall’Esercito di liberazione del Kosovo fece molto discutere. Sulla base delle esperienze raccolte nel Sud del mondo, si è impegnato a favore dell'introduzione, nella Costituzione svizzera, di un articolo che richiami le multinazionali alle loro responsabilità in caso di lesioni dei diritti fondamentali o di violazione grave delle norme ambientali. Anche se l'iniziativa detta "per multinazionali responsabili" è stata respinta in votazione, Dick Marty si dice convinto della necessità di insistere per creare maggiore trasparenza soprattutto nel settore in cui operano le imprese dell'estrazione, "un certo numero delle quali hanno sede in Svizzera" e che sono "tra quelle meno rispettose dei diritti umani".
Marty ha pubblicato, da Casagrande, l'autobiografico Una certa idea di giustizia, una retrospettiva sulla sua carriera e i principi che l'hanno animata.
(da ProtestInfo; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina/ripresa e adattamento redazionecatt)
Rivedi l'intervista di Paolo Tognina a Segni dei Tempi a Dick Marty del 17 gennaio 2015