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Mer 11 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Interpretare i segni dei tempi: la rete

    di Cristina Vonzun

    Cari amici della rete, lanciare idee in uno spazio virtuale si può fare nei modi più diversificati.  Noi cercheremo con catt.ch di stare nella rete per immettervi "qualche seme di Vangelo" come indica saggiamente il vescovo di Lugano nel suo post sul sito.  Da dove partire allora? Senza essere irenici e lasciare i problemi fuori dalla porta, possiamo però, prima di tutto, interrogarci sul fondamento di questa missione. Partiamo da una constatazione: viviamo un tempo di passaggio epocale, dominato da tante domande sul futuro, da un pessimismo generalizzato e talvolta da una specie di rassegnazione cronica. Ma un cristiano può essere pessimista o rinunciatario? A dire il vero, prima di dividersi nelle categorie di pessimista e ottimista, di rinunciatario o intraprendente, un cristiano è chiamato, insegna il Concilio, a  leggere "i segni dei tempi", così da poter discernere in ogni tempo e in ogni situazione ciò che il Signore dice alla sua Chiesa (cf Ap 2,11). Lo stesso rimprovero di Gesù nei confronti di coloro che non sanno "giudicare" questo tempo (cf Lc 12,54-57) dovrebbe scuoterci un po' e interrogarci: in che modo vado in profondità davanti ai fatti che accadono, mi interrogo sul senso delle situazioni e delle cose che vedo avvenire o che avvengono nella mia stessa vita, in che modo - per dirla con altre parole- sono presente davanti ai cambiamenti culturali (il web è una nuova cultura)? Ogni situazione che si crea, oltre ad essere un semplice dato, qualcosa che accade, in realtà porta iscritto un compito da discernere. Per il cristiano dovrebbe essere così: non subire passivamente la realtà, ma cercare nelle pieghe della realtà, anche a noi talvolta ostile, difficile, tribolata, sofferta, quelle provocazioni e quelle vie nuove che si possono dischiudere per camminare secondo il disegno di Dio e vivere in stato di testimonianza. Dunque il cristiano non è prigioniero delle categorie di pessimista o ottimista, non è "surgelato" come un Findus davanti ai mutamenti culturali, ma piuttosto è chiamato a "discernere i veri segni della presenza o del disegno di Dio", come ci ricorda il Concilio Vaticano II (Gaudium et spes n.11). Questo è un compito che apre sempre alla speranza. Nell'ottica dell'attuale stagione della Chiesa di Francesco, tutto questo suggerisce la chiamata ad uscire dai soliti schemi per discernere come percorrere, con umiltà e prudenza, creatività e ingegno,  qualcosa di nuovo. D'altra parte non dimentichiamo che aggiornare le forme di azione e fedeltà al messaggio del Regno di Dio, da sempre, è stato qualcosa che ha contraddistinto la comunità dei credenti...

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