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Mer 11 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Intervista al cardinale presidente del nuovo dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale - Per dare voce ai minori migranti

    Di fronte alla drammatica «situazione dei migranti minorenni racchiusi nei centri di detenzione e nei campi di permanenza obbligatori, dove si trovano segregati, senza possibilità di frequentare normalmente la scuola, e con il rischio di essere reclutati dalla criminalità organizzata, urge trovare alternative che rispettino l’importanza dell’unità della famiglia». È l’appello lanciato dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dedicata quest’anno proprio ai «migranti minorenni, vulnerabili e senza voce». In questa intervista al nostro giornale il porporato parla anche del nuovo dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale da lui presieduto.

    Domenica 15 ricorre la 103a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Non c’è il rischio di celebrare solo i morti in mare?

    Questa giornata ha, certamente, tra le sue finalità, il ricordo e la denuncia degli accadimenti dell’ultimo anno. Non possiamo dimenticare, infatti, tutti coloro che, volendo scappare da morte sicura o cercando un futuro migliore, hanno perso la vita o soffrono pene indicibili. Se guardiamo il solo contesto mediterraneo, le statistiche parlano di oltre cinquemila migranti morti in mare durante il viaggio verso l’Europa nel 2016. Ci troviamo di fronte al peggior bilancio annuale mai registrato in termini di perdite di vite umane. E tra loro numerosi sono, purtroppo, i bambini; ricordiamo il caso del piccolo Aylan nel settembre 2015. Da allora nel mare sono morti più di 400 minori.

    Minori migranti e rifugiati e seconde generazioni costituiscono un elemento importante della crescita delle nostre società. Quali strumenti abbiamo per integrarli?

    Benedetto XVI ha voluto dedicare ben due messaggi ai giovani migranti, nel 2008 e nel 2010. Egli rifletteva sulle sfide che i giovani devono affrontare nei luoghi di arrivo, e rivolgeva la sua attenzione, in modo particolare, al supporto della famiglia e della scuola. Papa Francesco, oggi, approfondisce tale riflessione e pone l’accento sulla sollecitudine della Chiesa per i «fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati degli affetti familiari». La tutela dei loro diritti in base all’ordinamento giuridico internazionale è di fondamentale importanza. Il principio del superiore interesse del bambino è sancito dall’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia del 1989. Perciò, le autorità dei Paesi che accolgono hanno l’obbligo di garantirli.

    di Nicola Gori

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