di Chiara Gerosa
Nel luogo dove ora sorge la Jagdmattkapelle a Erstfeld, una leggenda narra che un cacciatore inseguiva un cervo. L'animale si ferma e si volta: il cacciatore vide che portava tra le sue corna il Sudario con il volto di Cristo e decise di non ucciderlo. Anzi, si converte e si stabilisce nel paese dove fu costruita la cappella. Proprio sulla facciata principale è raffigurata la scena madre della leggenda e all'interno è rappresentato più volte il cervo. Anche lo stemma del comune di Erstfeld riporta un cervo con il drappo tra le corna. La cappella, situata nella pianura sulla Reuss, è oggi meta di pellegrinaggio e rimane dedicata alla Madonna. Fin verso il 1800 la cappella apparteneva al Cantone, che vi aveva istituito la cappellania nel 1515. Inoltre, fino all'inizio del XX secolo, il 25 aprile (giorno di S. Marco) arrivavano alla cappella persone provenienti da tutte le parrocchie urane in processione. Proprio in quell'occasione si discutevano pure le trattande della Landsgemeinde e si stabiliva il giorno di carico dell'alpeggio.
La Jagdmattkapelle è oggi inserita nell'elenco dei monumenti culturali di importanza nazionale. L'edificio attuale in stile barocco (1637) sembra sia stato edificato da ticinesi ed italiani, ma vi sono tracce di un edificio del 1339. Se siete appassionati di letteratura di viaggio, non vi sarà sfuggito che la cappella è apparentemente l'unico luogo di culto del Canton Uri descritto da Goethe durante il suo viaggio nel 1797. Oltre alla felicità di trovare aperta la chiesa, lo scrittore invita i visitatori a fermarsi per visitarla. E noi vogliamo seguire il suo invito.