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Gio 12 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    La lama e la memoria

    «Questo binomio sembra racchiudere in sé due elementi forti e inquieti dell’esistere: la memoria, necessaria per definirsi, per dare un senso alla vita, lega a un passato vicino o lontano che sia, mentre la lama ci impedisce di arrenderci davanti al silenzio di un presente plastificato». Queste le parole del professor Fabio Pusterla che hanno inaugurato il terzo incontro del ciclo di conferenze Tra canto e silenzio. La poesia, l’uomo, il divino proposto dall’Istituto ReTe della Facoltà di Teologia di Lugano, che ha visto come protagonisti nei primi due appuntamenti i poeti Davide Rondoni, che ha parlato del fare poesia come di un modo di mettere a fuoco la vita, una conoscenza affettiva del mondo che è inseguimento, e Leopoldo Lonati, che ha introdotto il pubblico alla poesia come a un metodo per poter cambiare l’immaginario del mondo.

    Ad introdurre Pusterla il professor Alberto Palese, che ha raccontato la scelta di far incontrare poeti e tipi di pubblico diversi in ognuna delle tre sere, esperienze particolari e differenti tra loro che si potessero esprimere e confrontare. «Tra canto e silenzio è la nostra esperienza. Ci sono cose che non possiamo dire, silenzi che hanno bisogno di grandi canti per essere espressi». Ha poi parlato dei temi fondamentali per l’istituto ReTe, quali il dialogo interculturale e interreligioso, ricordando l’importanza della poesia, forse troppo lontana dalle nostre università, ma tanto importante poiché è una voce che non può essere sostituita da nessun’altra.

    Durante la serata, il poeta ha ripreso e spiegato il suo rapporto con gli elementi del titolo della rassegna, per esempio col concetto di divino, estraneo ma non assente nella sua vita. Un divino che si spiega nel senso del sacro. «Credo in uno spazio vuoto, non riesco a mettere delle immagini. Penso che lo spazio del sacro rimanga anche senza un nome che lo definisca». Un puro spazio da contemplare nel silenzio, attraversati dalla bellezza dell’essere, dice, parafrasata, una sua poesia.

    Una poesia, quella di Pusterla, che si avvicina a ogni istante della vita in modo drammatico e minuzioso, quasi a voler raccogliere ogni frammento di quotidianità che, altrimenti, potrebbe fuggire, anche solo per colpa della “memoria viva”, che secondo gli esperti, durerebbe al massimo ottant’anni. E così si sono potute ascoltare poesie dedicate al figlio, alle sue delusioni d’amore e ai suoi concerti, i dialoghi col proprio padre defunto, in cui si trova la musica pulsante dolce-amara del presente, e il suo arrivo nella periferia di Zingonia, «un terrificante e affascinante laboratorio sociale» in cui si era perso, a metà strada tra Milano e Bergamo. In quell’occasione, passando sul fiume Adda, ha ripensato a Renzo Tramaglino e sono nate così le Lettere da Zingonia.

    A chiudere la serata Sulla salita di Ravecchia, poesia di Giorgio Orelli, che è stato ricordato tra gli applausi e la commozione dei presenti in sala.

    Infine Palese ha ringraziato il professor Adriano Fabris, «direttore e anima dell’Istituto ReTe».

     

    Stella N’Djoku

    (Articolo apparso sul Giornale del Popolo, il 28.02.2015)

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