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La preghiera del Papa per le vittime del cataclisma in Indonesia

All'Angelus in piazza San Pietro Francesco ha voluto esprimere la sua vicinanza alla popolazione dell’isola di Sulawesi in Indonesia, devastata nelle scorse ore da un tremendo maremoto con un bilancio provvisorio superiore alle 800 vittime accertate e numerosi altri dispersi. "Prego per i defunti, purtroppo numerosi, per i feriti e per quanti hanno perso la casa e il lavoro", ha detto il Papa, "il Signore li consoli e sostenga gli sforzi di quanti si stanno impegnando a portare soccorso", chiedendo poi ai fedeli riuniti in piazza di recitare insieme un’Ave Maria.

Nel corso dell’Angelus il Papa ha colto l’occasione per sottolineare la differenza di atteggiamento di fronte alla novità che hanno da un lato Gesù e dall’altro i suoi discepoli. Di fronte a un esterno al gruppo dei discepoli che scaccia i demoni nel nome di Cristo, “Giovanni e gli altri discepoli - spiega il Papa - manifestano un atteggiamento di chiusura davanti a un avvenimento che non rientra nei loro schemi. Invece Gesù appare molto libero, pienamente aperto alla libertà dello Spirito di Dio, che nella sua azione non è limitato da alcun confine e da alcun recinto. Gesù vuole educare i suoi discepoli, anche noi oggi, a questa libertà interiore”.

La Chiesa non pratichi il proselitismo

Il Pontefice invita tutti ad un “esame di coscienza”: si tratta di un atteggiamento comune anche oggi tra i cristiani. “In buona fede, anzi, con zelo - ha sottolineato Francesco - si vorrebbe proteggere l’autenticità di una certa esperienza, tutelando il fondatore o il leader dai falsi imitatori. Ma al tempo stesso c’è come il timore della concorrenza - e questo è brutto - che qualcuno possa sottrarre nuovi seguaci, e allora non si riesce ad apprezzare il bene che gli altri fanno: non va bene perché non è dei nostri. È una forma di autoreferenzialità, anzi qui c’è la radice del proselitismo e la Chiesa diceva Papa Benedetto non cresce per proselitismo ma per attrazione”.

Il Vangelo va oltre le categorie mondane di amico - nemico ...

Il brano del Vangelo, dunque, ci ricorda che - prosegue il Papa - “Gesù ci chiama a non pensare secondo le categorie di amico/nemico, noi/loro, chi è dentro/chi è fuori, ma ad andare oltre, ad aprire il cuore per poter riconoscere la sua presenza e l’azione di Dio anche in ambiti insoliti e imprevedibili e in persone che non fanno parte della nostra cerchia. Si tratta di essere attenti più alla genuinità del bene, del bello e del vero che viene compiuto, che non al nome e alla provenienza di chi lo compie”. Dobbiamo imparare - conclude Francesco -  a “tagliare senza compromessi tutto ciò che può scandalizzare le persone più deboli nella fede” e ad “amare la nostra comunità senza gelosie e chiusure, sempre aperti all’orizzonte vasto dell’azione dello Spirito Santo”.

"No" ad una "Chiesa di arrampicatori"

Al termine il Papa ha ricordato la beatificazione di Jean-Baptiste Fouque ( 1851 - 1926), sacerdote diocesano francese, che rimase viceparroco per tutta la vita. "Un bell'esempio per gli arrampicatori", ha osservato Francesco.

fonte: agenzie/red

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