Dal 4 marzo va in onda a puntate il lunedì, alle 20.55, su TV 2000 The Chosen («Il Prescelto»). Otto puntate della famosa serie televisiva sulla vita di Gesù, la prima in assoluto, dedicata a Cristo con più stagioni. Nata negli Stati Uniti grazie a un progetto di crowdfunding, la serie fu lanciata sul web, fruibile gratuitamente nel 2019, poi su varie piattaforme televisive a pagamento. Oggi The Chosen vanta oltre 200 milioni di spettatori, 770 milioni di visualizzazioni per i singoli episodi e sui social ha12 milioni di follower. Al momento siamo alla terza stagione, sulle sette previste, per un totale di 60 episodi. Giampaolo Gotti, regista teatrale presso l’Accademia Teatro Dimitri e lettore istituito della diocesi di Lugano propone nella Rete pastorale «Madonna della Fontana» nel Locarnese, da ottobre, una volta al mese, una visione condivisa e commentata del film. Iniziativa sospesa in Quaresima per dare spazio ai Quaresimali di mons. de Raemy, ma che continuerà dopo Pasqua. «La serie è un lavoro ispirato dalla Parola di Dio, artisticamente ben fatta e teologicamente corretta», osserva Gotti. Va detto che la narrazione della vita di Gesù è comunque innovativa perché avviene attraverso quella, ben approfondita psicologicamente, dei personaggi che lo hanno conosciuto. Pietro il pescatore, Maria, donna in lotta con i propri demoni, sono solo alcune delle persone che raccontano i loro problemi e spiegano come Gesù Cristo ha dato loro una risposta, attraverso incontri, parole e miracoli. «Non tutto quello che viene narrato nella serie – prosegue Gotti – è presente nei Vangeli, c’è l’immaginazione del regista che senza andare contro la narrazione evangelica presenta aspetti ipotizzabili, cose che in effetti potrebbero essere andate come vengono raccontate, ma che non troviamo nei Vangeli: alla fine però non c’è nulla in contrario a che si possano anche fare ipotesi di questo tipo». Libertà artistiche e interpretative sicuramente ben fruibili da chi i Vangeli, almeno una volta, li ha letti. Diverso il discorso per chi ne è a digiuno. Secondo Gotti la proposta non si addice a chi non conosce nulla della vita di Gesù «perché potrebbe prendere ciò che è ipotetico o anche plausibile per parola del Vangelo e viceversa». Nei primi episodi c’è la chiamata degli apostoli che è emblematica di questa libertà artistica e narrativa: l’apostolo Pietro è raffigurato deluso e e disperato non solo per la pesca andata a male, come leggiamo nel Vangelo, ma anche per le domande esistenziali che ha nel cuore. «Un film che mette in luce l’umanità di tutti i protagonisti, non solo quella di Gesù dotata di umiltà, sorriso e anche capacità di non prendersi troppo sul serio, accompagnata pure da un certo humor», conclude Gotti. A Losone gli incontri sul film riprendono dopo Pasqua (info: retemdf.ch). (C.V.)