Ieri 89 sudcoreani, quasi tutti ultraottantenni, hanno incontrato in Corea del Nord 83 parenti, cioè genitori, figli, sposi, fratelli e sorelle, che non vedevano da più di 65 anni perché vivevano nel Paese governato dalla dinastia dei Kim. Sono stati estratti a sorte tra i 57 mila cittadini della Corea del Sud che, secondo Asianews, attendono ancora di riabbracciare, anche se solo per poche ore, i familiari che vivono oltre il 38° parallelo, linea di confine tra le due Coree, militarizzata e invalicabile dal 1953.
VaticanNews ha raccolto la testimonianza di mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon. “Dopo tre anni – racconta – a sentire queste notizie e vedere le immagini in televisione, io piangevo, per questi familiari separati da più di 65 anni. Quest’anno, grazie ai nuovi rapporti fra le due Coree, è arrivata questa buona notizia. Spero che questa sia una strada aperta, e continui, non soltanto per i familiari, ma per vari aspetti della vita del Paese. Io ringrazio il Signore e sono proprio molto contento”.Lei ha incontrato in passato alcuni di questi familiari, dopo questi incontri? Che emozioni riportano? Ha qualche storia da raccontare?
R. – Certamente io conosco alcuni familiari separati. Anche loro hanno incontrato i familiari della Corea del Nord, e dopo questo incontro, vivono col desiderio di convivere insieme. Sempre nel loro cuore, in una parte, in fondo, c’è un buco, perché i loro fratelli e familiari abitano in Corea del Nord. Questo è molto triste. Ma adesso, con questi nuovi rapporti, speriamo che arrivi questa pace nella penisola coreana. Così avremo più rapporti, lettere, visite, eccetera… Spero veramente che sia arrivato il tempo per nuovi rapporti in Corea.
E’ oggetto delle trattative, del dialogo tra Corea del Nord e del Sud, anche la possibilità che chi ha familiari nell’altra Corea possa trasferirsi per vivere insieme?
R. – Questo è il nostro desiderio per il futuro, ma non so quando potrà realizzarsi. Ma intanto sono importanti anche le lettere, i rapporti, i contatti. Per i trasferimenti non lo so, speriamo al più presto. Ma vedendo la situazione, in questo momento, solo il Signore può sapere quando. Ma questa volta, grazie ai rapporti più fraterni tra le due Coree, hanno dato più tempo alle famiglie per stare insieme, da soli. Prima davano poco tempo, nella grande sala. Oggi invece c’è più rispetto per le famiglie. Anche questo è un buon segno. Ci sono sempre due giorni di colloqui, ma prima il tempo per stare insieme era poco, solo 4-5 ore. Questa volta hanno dato quasi 12 ore, più del doppio del passato, per stare tra familiari.
Continuare il dialogo. Ma Cina e Stati Uniti vi aiuteranno, in questo cammino, dopo lo storico incontro tra i presidenti Trump e Kim Jong-un?
R. – Io spero e prego. L’altro ieri sono iniziati in Indonesia i Giochi asiatici e le due Coree hanno fatto alcune squadre insieme, e i tifosi sono insieme. Già questa è una grande cosa. In settembre ci sarà un altro summit tra Kin Jong-un e il nostro Moon Jae-in. Queste cose ci aiutano a sentire che siamo fratelli. Io anche chiedo all’opinione pubblica internazionale che spinga sia l’America che la Cina ad aiutarci ad essere una Penisola in pace, perché anche questo è importante per la pace in tutta l’Asia e nel mondo. Questo noi desideriamo e speriamo, anche se serve l’aiuto dell’opinione pubblica internazionale. Prego il Signore perché cambi i cuori dei dirigenti in America e anche in Cina.