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L'attualità delle parole di Madre Teresa a 2 anni dalla canonizzazione

Oggi, due anni fa, Madre Teresa di Calcutta diventava Santa: era il 4 settembre 2016, in piazza San Pietro una moltitudine di fedeli e molti capi di Stato partecipavano all'evento. La sua festa è stata fissata dalla Chiesa per il 5 settembre. Vale la pena ricordare la piccola religiosa albanese che ha trascorso tutta la vita tra i poveri, soprattutto in India, premio Nobel per la Pace nel 1979. Lo facciamo riproponendo l'estratto della conclusione di un libro a lei dedicato dal cardinale Pio Laghi: "Madre Teresa di Calcutta, il Vangelo in cinque dita", EDB, Bologna, 2003.

"Nel 1996, per il mio 50° di sacerdozio, - raccontava il cardinale - Madre Teresa mi scrisse in un biglietto: «Il Signore non ci ha chiamati ad avere successo nella vita, ma a essergli fedeli». Ora per quella fedeltà ella ci ha ripetuto che basta la debolezza poiché basta la grazia.

Parlando a un gruppo di sacerdoti, preoccupati dei momenti difficili che la Chiesa stava attraversando a motivo di contestazioni interne e di penuria di vocazioni, madre Teresa richiamò loro l'episodio di Pietro che vedendo il Signore camminare dì notte sulle acque del lago, volle andargli incontro e per la furia del vento ebbe paura e stava per affondare. Disse con molta serenità e sicurezza: «State attenti! Voi pensate che la Chiesa sia forte quando cammina sulle acque cioè quando tutto va liscio e tutti applaudono e s'inchinano. No, non è questo il momento della vera forza della Chiesa. Essa è forte e veramente se stessa quando sentendo affondare il piede della propria debolezza come Pietro, tende la mano a Gesù, gridando con fede: “Signore, salvami!”. Allora la Chiesa avverte la mano forte di Dio che la stringe e la solleva e la salva dalle insidie continue della storia» (cf. Mt 14,28-31 ).

In quella donna, fragile, posta accanto ai moribondi e ai più poveri, in un luogo culturalmente e religiosamente ostile ove ogni cosa era contro di lei ed ella appariva come un niente, in quella donna è come se lo Spirito ci dicesse che il Vangelo è «potenza divina» (Rm 1, 15), che la fede è ancora possibile, perché Dio parla ancora e non si è allontanato da noi.

Parla anzittutto proprio nei poveri. Essi sono il programma evangelico con il quale Cristo stesso inaugura la sua missione (cf. Lc 4,16-21); sono il giudizio finale, pietra di della nostra comprensione della realtà storica (cf. Mt 25,31-46); sono la figura della povertà di Dio, che nella morte del Figlio rivela a tutti il suo volto (cf. Fil 2,1-11 ).

Così madre Teresa descrive nella regola come vivere con colui che ci ha amato:

«Amarlo e seguirlo nella miseria nascosta del più povero dei poveri, sia materialmente sia spiritualmente, riconoscendo e restaurando in essi l'immagine di Dio e la sua somiglianza».

Ma come, concretamente? «Curando i malati e i morenti raccogliendo e istruendo i poveri e i bambini di strada; dando un tetto a coloro che sono abbandonati e senza riparo; occupandosi degli esclusi, degli indesiderabili e degli isolati andando verso i più poveri spiritualmente per proclamare la parola di Dio con la presenza e le opere spirituali della misericordia».

Paolo lo aveva detto con forza: «Conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si fece povero per voi perché voi diveniste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).

Madre Teresa ha vissuto e annunciato la carità. Questo dice alla Chiesa: di essere Chiesa della carità, perché dalla carità. (...)

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