Porte aperte ai media il 7 novembre 2023 alla piazza d’armi di Isone, dove 9 reclute del corpo della Guardia del Papa si stanno addestrando sotto la guida della Polizia cantonale ticinese. “Questa iniziativa vuole essere un’opportunità per far vedere sotto nuova luce la Guardia Svizzera Pontificia: è di più che delle sentinelle con le loro particolari divise che si vedono in televisione”, rivela Eliah Cinotti, responsabile media della Guardia Svizzera. Le guardie sono degli specialisti della sicurezza e in questo ambito si formano e di addestrano. La collaborazione con la Polizia cantonale, iniziata nel 2016, ha dato buoni frutti e continua con la soddisfazione di tutti. Dopo un primo mese in Vaticano, dove, oltre che a conoscere l’ambiente in cui vivono ed operano, e ad esercitarsi nel ruolo di guardie, imparano anche l’italiano, le nuove reclute continuano il loro percorso formativo a Isone. L’istruzione da parte della Polizia cantonale ticinese si concentra in particolare sull’autodifesa e le armi. Durante le porte aperte ci è stato possibile assistere ad alcuni momenti dell’addestramento e parlare con alcune delle persone coinvolte. “Le competenze che le reclute acquisiscono sono sia di tipo psicologico, su come ad esempio comportarsi di fronte a persone aggressive, sia di tipo fisico, auto difesa a mani nude e uso dell’arma”, ci spiega Christophe Cerinotti, responsabile della formazione della Polizia cantonale. “La sfida per noi è quella di concentrare un addestramento che solitamente è svolto su un periodo più lungo, in un solo mese”. Per le reclute, questa formazione può essere una buona base, se in futuro vorranno abbracciare una professione nell’ambito, ad esempio, della polizia e della sicurezza: una porta aperta che può favorire la scelta di entrare nella Guardia Svizzera, come sottolinea Guillaume Favre, responsabile per la formazione per la Guardia Svizzera, con il quale ci stiamo intrattenuti sul fatto che non ci sono quest’anno ticinesi fra le reclute. Una difficoltà, nel coinvolgere i giovani, che riguarda anche la Svizzera tedesca, un po’ meno la Svizzera francese. “I giovani oggi guardano anche in prospettiva futura ed è dunque un aspetto da sottolineare, oltre al fatto che l’esperienza in Vaticano è arricchente da molti punti di vista, anche da quello spirituale”. E proprio su questo aspetto il comandante Christoph Graf ci confida che anche durante la loro permanenza in Ticino, le reclute hanno l’opportunità di fare delle esperienze in questo ambito, con la visita, ad esempio, negli scorsi giorni, al monastero di Claro e partecipando a delle funzioni in alcune parrocchie. Con le reclute è presente in Ticino il cappellano padre Kolumban Reichlin, che può contare anche sull’appoggio di don Davide Bergamasco, assistente spirituale dell’esercito svizzero. L'esperienza in Vaticano contribuisce a fare crescere le persone non solo in ambito professionale, ma anche personale e nella fede.
Katia Guerra



