Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Mer 11 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image

    Le sue braccia in cielo, la sua vita un capolavoro

    Il suo corpo non nasconde neanche al primo sguardo la sua diversità, eppure di quella mancanza ha saputo farne la sua forza. Lei è Simona Atzori, ballerina e pittrice italiana, nata senza braccia.

    di Silvia Guggiari

    Il suo corpo non nasconde neanche al primo sguardo la sua diversità, eppure di quella mancanza ha saputo farne la sua forza. Lei è Simona Atzori, ballerina e pittrice italiana, nata senza braccia. Una disgrazia per chiunque, ma non per lei, e soprattutto non per i suoi genitori che dal primo istante hanno saputo non solo accettarla senza tragedie, ma persino accoglierla nell’amore più bello e più vero. Niente di meno scontato per un mondo, quello di oggi, in cui si vorrebbe (e lo si fa) manipolare la vita e decidere come saranno i figli ancora prima di venire al mondo.

    «Le sue braccia sono rimaste in cielo e nessuno ha fatto tragedie» ha scritto il grande e suo caro amico Candido Cannavò che racconta la storia di questa incredibile donna nel libro “E li chiamano disabili” (edito da Rizzoli). In quella frase è racchiusa tutta la sua essenza: già, perché Simona, oggi 40 anni, non ha mai maledetto il Signore per averle tolto le braccia; lo ha invece da sempre ringraziato per averla disegnata proprio così. Il suo “grazie” lo esprime ogni giorno facendo della sua vita un capolavoro: «La vita è un dono straordinario e non va sprecata - dice Simona durante gli incontri motivazionali che spesso tiene nelle parrocchie, nelle scuole e anche nelle aziende - quando hai un dono sei felice, prima di tutto, e poi vuoi adornarlo, farlo più bello, e questo cerco di fare anch’io. Ognuno di noi può fare questo, basta crederci, purché non a metà, crederci veramente. Non è facile, ma nulla è facile nella vita».

    «A me non è mancato nulla, - racconta ancora - nella mia vita non ho avuto scuse né alibi, allora alle persone vorrei dire di non arrendersi alle prime apparenti difficoltà, di non scoraggiarsi mai perché, anche se ti manca qualcosa, puoi comunque essere felice».

    Non è stata di certo lei ad adeguarsi al suo corpo, ma sicuramente il contrario: i suoi piedi sono le sue mani, le sue gambe sono anche le sue braccia. Simona è energia pura.

    Le fatiche, compresi gli sguardi indiscreti e giudicatori della gente, ci sono sicuramente state e ce ne saranno sempre, ma Simona, e con lei i suoi genitori, ha saputo trovare proprio in quella mancanza la forza per realizzare i suoi sogni. Sogni che fin da bambina la vedevano ballerina e pittrice. Due arti che le permettono ogni giorno di esprimere tutto il suo mondo interiore.

    La sua determinazione, la sua grande voglia di vivere l’hanno portata anche in Canada, dove si è laureata in arti visive e poi l’hanno condotta in tanti progetti, esperienze e successi che l’hanno resa la donna che è oggi. È così che Simona ha calcato i palcoscenici del mondo, è volata sulle punte con l’étoile della Scala al “Roberto Bolle and Friends”, è stata Ambasciatrice della danza nel Giubileo del 2000, occasione in cui ha potuto incontrare il tanto amato papa Giovanni Paolo II, ha poi aperto le Paraolimpiadi invernali del 2006 a Torino, ha portato in giro per l’Italia “Me”, il primo spettacolo realizzato interamente da lei, insieme alla sua compagnia “Simonarte Dance Company” e ai ballerini della Scala di Milano.

    Nel 2011 è uscito il suo primo libro “Cosa ti manca per essere felice?” edito da Mondadori, dal quale nasce lo spettacolo di danza omonimo. Simona diventa dunque anche scrittrice: attraverso le pagine autobiografiche, invita a riflettere sul concetto di limite. «Spesso i limiti non sono reali, - scrive - i limiti sono solo negli occhi di chi ci guarda. Dobbiamo fermarci in tempo, prima di diventare quello che gli altri si aspettano che siamo».

    La vigilia di Natale del 2012 muore mamma Tonina: un pilastro per la vita di Simona, «asse portante e motore di questa vita straordinaria». A lei è dedicato il secondo libro, uscito a settembre, dal titolo “Dopo di te”. «Mentre mia madre moriva, io piano piano perdevo, insieme a lei, anche le braccia e le mani che mi sostenevano e mi accompagnavano ovunque», scrive Simona in queste pagine in cui racconta le emozioni del distacco, la ricerca di un equilibrio «anche senza le braccia che ci hanno sostenuto».

    News correlate

    News più lette