di Giulio Albanese
Popoli e Missione - aprile 2015
L’anno prossimo la ricchezza detenuta dall'1% della popolazione mondiale supererà quella del restante 99°/o. È quanto si legge nel recente rapporto sulle grandi disuguaglianze dell'Oxfam. Nel documento si evidenzia come «questa disuguaglianza è in continua e costante crescita, rendendo necessarie misure dirette a invertire la tendenza». Una situazione davvero allarmante che riguarda sia i Paesi avanzati, come anche quelli in via di sviluppo. Ecco che allora l'opinione pubblica ha sempre più consapevolezza della concentrazione di potere e privilegi nelle mani di pochissimi, grazie all'invenzione dell'economia del debito, all'usurpazione della sovranità monetaria . e alla violazione di altri diritti come la casa, il cibo e il lavoro. Pensiamo, ad esempio, al popolo ellenico strangolato dal credo neoliberista ideato nei think tank dell'alta finanza. Per carità, nel passato i governi di Atene non hanno certo brillato, gestendo la res publica spesso in modo dissennato. Ma è giusto che sia la povera gente a farne le spese?
La Commissione europea, come noto, raccomanda di mettere i conti a posto, di diminuire il debito pubblico e di azzerare il deficit, in quanto l'insostenibilità delle finanze pubbliche di alcuni Paesi sta limitando il potenziale di crescita dell'Unione. Ma è giusto tagliare le spese come condizione per ripartire, oppure forse non sarebbe meglio rilanciare subito l'economia per abbattere il debito?
Il dilemma è quello di sempre: viene prima l'uovo o la gallina? Potrà sembrare un'eresia, ma è stato ampiamente dimostrato che i conti di cui sopra" possono essere messi in ordine senza intaccare le capacità produttive, i livelli di vita dei cittadini e i diritti dei lavoratori. Volendo, si potrebbero risparmiare, guardando al nostro Paese, miliardi di euro con i tagli ai costi della politica, avviando una riforma fiscale che riduca le aliquote soprattutto per i redditi bassi e medi, razionalizzando e riducendo gli enti pubblici, lottando contro la corruzione, l'evasione fiscale e gli sprechi. Purtroppo la tendenza, in ambito europeo, è ancora di segno contrario. Non solo s'impongono ignobili sacrifici ai ceti meno abbienti, ma si raccomandano le privatizzazioni. In Africa - sono i nostri missionari a denunciarlo - hanno spesso determinato la svendita delle risorse naturali. In particolare, esse costituiscono un azzardo laddove è evidente l'esclusione sociale e soprattutto nei momenti di crisi. I falchi della speculazione sono sempre in agguato. Ed è questo il punto più delicato che richiama alla mente lo scenario planetario, quello della globalizzazione. Nel 2014 c'erano 1.645 persone nella lista dei miliardari di For-bes. Un manipolo di nababbi ben lontano dail'essere rappresentativo della popolazione mondiale. Quasi il 30% (492 persone) sono cittadini statunitensi. Oltre un terzo dei miliardari era già ricco in partenza, con il 34% che ha ereditato parte o la totalità dei loro averi.
Secondo Oxfam, ci sono alcuni importanti settori eco nomici che hanno contribuito all'accumulo di ricchezza di questi paperoni. A marzo 2014, il 20% (321) venivano indicati per avere interessi o attività dirette o correlate ai settori finanziario e assicurativo, e solo nove i più comunemente citati come fonte di ricchezza per i miliardari presenti nella lista.
Non v'è dubbio che occorre chiedere ai governi, alle istituzioni, alle grandi imprese di affrontare il tema della disuguaglianza, dando vita a un sistema economico e politico più equo, che vada a beneficio di ogni singolo cittadino e dunque della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio. Basta, per favore, nel sostenere che l'attuale sistema economico-finanziario rappresenta il migliore sulla piazza perché - come sostengono i benpensanti delle cosiddette "teorie giuste" - più i ricchi si arricchiscono, meglio va la vita dei poveri. Non è assolutamente vero ed è per questo motivo che, coraggiosamente, papa Francesco si è dichiaratamente scagliato contro I' «economia che uccide». E noi siamo con lui.