di Federico Anzini
Dopo il successo un anno fa a Sant’Antonino della rappresentazione ticinese di “Pierre e Mohamed” - spettacolo che mette in scena l’amicizia tra mons. Claverie, vescovo algerino, e il suo autista musulmano Mohamed Bouchikhi, morti entrambi in un attentato nel 1996 - ecco un’altra proposta di dialogo tra musulmani e cristiani. Si è tenuto sabato 7 maggio al Centro Spazio Aperto di Bellinzona l’incontro con il prof. Wael Farouq, docente di letteratura e cultura araba all’Università Cattolica di Milano. L’evento è promosso dalle Associazioni islamiche in Ticino, dai Frati Cappuccini e dal giornale digitale ilFederalista.ch. Abbiamo incontrato Luan Afmataj, imam del centro islamico di Bellinzona, tra gli organizzatori della serata, assieme a Fabio Leidi e a Claudio Mésoniat, direttore del giornale online ilFederalista.ch.
Afmataj, la serata con Farouq è un’iniziativa che ha una sua storia…
Sì, è vero. In realtà la nostra storia (tra me, Fabio e Claudio) inizia quasi dieci anni fa. Ci siamo conosciuti durante una conferenza alla Facoltà di Teologia di Lugano. Da quel giorno è nata la nostra speciale amicizia, che noi chiamiamo “amicizia in pratica”. Con questo intendiamo visite vicendevoli in famiglia, inviti e partecipazioni alle feste religiose di entrambe le religioni, uscite di sera per gustare insieme un pasto al ristorante. E, siccome siamo grandi appassionati di trekking, ogni tanto organizziamo anche “ascensioni” per scoprire le bellezze delle montagne ticinesi. Di più, negli ultimi anni ci siamo detti: «Perché non condividiamo con gli altri le nostre idee di amicizia?». Ed è giunta la proposta teatrale di “Pierre e Mohammed” che ha suscitato un grande interesse nel pubblico.
Come nasce questa seconda iniziativa alla quale avete invitato Wael Farouq?
La prima esperienza mi ha dato un grande entusiasmo e una grande speranza di poter continuare in futuro con altri progetti. Perché lì abbiamo capito che non solo noi, ma anche tanti altri vogliono creare amicizia con persone di religione diversa. Abbiamo sentito parlare di Wael, professore musulmano di origine egiziana, e della sua amicizia con giovani cristiani italiani: così abbiamo deciso di organizzare un incontro con lui. Da tempo stiamo pensando di organizzare incontri dedicati ai giovani, come partite di calcio o trekking. Attraverso questi incontri vogliamo offrire ai nostri giovani una forma di amicizia diversa, sincera e reale.
Attraverso l’amicizia con Leidi e Mésoniat cosa ha scoperto del cristianesimo?
Mi colpisce molto la modalità con cui Fabio e Claudio vivono il cristianesimo. Penso che la nostra amicizia non sia nata per caso. Io, Fabio e Claudio, dal punto di vista religioso, abbiamo qualcosa in comune che ci unisce: ognuno di noi ha una grande passione per la propria religione. Questa passione ci porta a guardare la gente non come appartenenti ad una religione che non è la nostra, ma come creature di Dio. Quando Fabio mi parla della sua religione, mi sembra che mi stia parlando un musulmano, e quando io parlo a lui della mia religione, lui dice: «Amico mio, tu mi stai avvicinando all’islam». Alla gente piace iniziare dalle differenze. Io invece preferisco cominciare dalle similitudini religiose. Il cristianesimo e l’islam non hanno solo alcune cose in comune: in qualche modo hanno una stessa radice.