di Alberto Caccaro*
Mondo e Missione - marzo 2015
Mi trovo a Eluru, nello Stato indiano dell'Andhra Pradesh, per visitare i progetti di adozione a distanza che la Fondazione Pime promuove in queste terre. Grazie al supporto di amici e benefattori, in questi anni la Fondazione ha potuto aiutare circa 8.000 bambini a crescere, studiare, sperare. Questo Stato dell'India divenuto tanto caro al Pime per avervi inviato, dal 1855, molti missionari. Qualcuno noto, qualcuno meno, essi di fatto hanno fondato sei delle dodici diocesi presenti. Le stiamo visitando una per una: Hyderabad, poi Nalgonda e Warangal, quindi Khammam, Eluru, Vijayawada. Laddove la connessione internet lo consente, do un occhio alle notizie. Cosi apprendo, tra l'altro, delle stragi che continuano in India, con gli aborti selettivi che sopprimono feti femminili, o in Iraq, ad opera dell'Is, che abbatte le persone come fossero cose e dilapida reperti archeologici per farne business (perchè è il business, non la religione, la causa di questi atti barbarici).
Sento tutto il contrasto fra queste notizie e l'avventura rnissionaria di tanti confratelli che in India non hanno dilapidato nulla se non se stessi e tutto quanto ricevevano, per fondare chiese, comunità, scuole... Non c'è diocesi nella quale non abbia trovato missionari del Pime incorniciati in bella mostra, pietre miliari di edifici soprattutto spirituali.
Un noto spot televisivo, trasmesso prevalentemente da reti internazionali per convincere i turisti a visitare l'India, utilizza lo slogan "Incredible India" e mostra tutte le "incredibili" meraviglie che il Paese offre.
Preferirei cambiare lo slogan in "smiling India", "l'India che sorride", pensando a sister Teresa che nella cittadina di Shivawegudam, diocesi di Khammarn, ci accoglie sorridendo. Anima un ostello per bambini con più di 100 piccoli ospiti. Si prende cura della loro vita, del loro studio, del loro futuro.
II sorriso di quella suora e delle consorelle uno dei luoghi più sicuri incontrati in India, dove non c'è da temere alcuna minaccia, alcun aborto selettivo! Anche in questo ostello la Fondazione Pime supporta alcuni bambini.
Sono giorni intensi e ogni incontro una sorpresa. Come quello con sister Joan, nostra garante per un progetto di adozione nella stessa diocesi, che ci parla di un ragazzo diventato medico o di una ragazza diventata danzatrice professionista capace ora di manifestare, con le sue movenze, tutta la bellezza e la dignità di questo grande Paese. Visitando ciascuna diocesi, incontriamo sempre ii vescovo reggente, alcuni suoi sacerdoti collaboratori e la gente. Non pochi mi dicono di essere stati battezzati dal tal o tal'altro missionario del Pime, al punto che li sento fratelli pur incontrandoli per la prima volta, come se la grazia del battesimo portasse con sè il dono della comunione, pura grazia di Dio. Cosi l'India mi si rivela non solo "incredibile" o "smiling", ma anche "inspiring","ispiratrice". E' successo ascoltando, per esempio, ii vescovo di Warangal, monsignor Udumala Bala, intervenuto per la premiazione degli studenti più meritevoli in una delle centinaia di scuole costruite nelle diocesi dell'Andhra Pradesh, e che giustamente definiva l'educazione e la relazione tra di noi come le due ali senza le quali non potremmo volare. Mi ha confidato che in quell'occasione il cortile della scuola gli era sembrato come un grande tempio per cristiani, indù e musulmani, insieme. Altrove non si sarebbero radunati. Altrove non avrebbero condiviso ii futuro dei loro figli come quella sera in quella scuola che, seppur cattolica, offre ii suo servizio a tutti. Quante scuole sono nate dal lavoro dei missionari. Per il bene di tutti e per contrastare in modo netto, con l'educazione e la relazione, ogni forma di violenza su persone, libri, cose, promuovendo un futuro di pace. Le scuole diventano cosi luoghi dove la ragione e le fedi - pur diverse - possono imparare a dialogare.
Viviamo in un tempo che ci ripropone tutta l'urgenza della missione. Non credo a certa laicità che vorrebbe azzerare l'esperienza religiosa di chiunque, vedendo in essa la causa dell'intolleranza e della violenza. Penso invece che la rivelazione cristiana abbia l'onere di indicare nella croce di Gesù la «fine radicale di ogni estetica mondana» (Baithasar), il vaglio di ogni religione, il giudizio su ogni divinità che nel suo sottomettere gli uomini non si lasci prima crocifiggere dall'amore e dalla passione per la realtà e i legami di ogni giorno. Quei legami che ostinatamente i missionari del Pime hanno propiziato in 160 anni di vittorie e sconfitte, in India.
E' in questa ostinata passione che rileggo la vicenda di alcuni nostri missionari. Comincio dal più sorridente di tutti: fratel Enrico Meregalli, classe 1948, in India dal 1974! Anima, insieme a fratel Francesco Sartori la scuola tecnica di Eluru, fondata da fratel Bertoli. Enrico ha passaporto indiano, a dire il suo grande inserimento nella cultura e tra la gente. Mi confida che a volte, nell'impegno educativo dei ragazzi, non ne può più e vorrebbe scappare. «E dove scappi - gil chiedo -, se non hai più passaporto italiano?». «Ma dove vuoi che vada? - mi risponde -. Scappo in chiesa e apro il tabernacolo, Lui fa il resto!».
Oppure padre Orlando Quintabà,marchigiano, classe 1938, in India dal 1969 e tornato in Italia solo tre volte, l'ultima nel 1987. Ora vive a Venkatapuran, sperduto e piuttosto solo, ma "va bene cosi". In un incontro ha semplicemente detto che ogni intervento sociale è destinato a fallire se non ispirato dal Vangelo di Gesù. Basterebbero questi numeri e queste figure per spiegare il perchè o l'urgenza e bellezza della misslone. E' quando apro gil occhi di fronte a fratel Enrico o padre Orlando tutto si fa chiaro e vorrei partire anch'io. Oh, inspiring India!
A Eluru ho incontrato padre Bosco, indiano, del Pime e missionario in Brasile! Impegnato nella pastorale carceraria, padre Bosco è un segno luminoso della missionarietà della Chiesa indiana. Ho ascoltato la sua esperienza di missionario non italiano eppure del Pime, che ha lasciato l'India per il Vangelo. Anche di fronte a lui tutto si fa chiaro! Durante una bellissima cena a casa di padre Vijay Kumar, superiore del Pime nel Paese e nostra guida nel viaggio, mi sono seduto accanto a padre Samuel, giovane sacerdote indiano.
Mi raccontava di una coppia di Treviso che, avendo perso l'unico figlio, si era trovata in una situazione di fatica e disperazione. Una suora indiana, allora in Italia, aveva messo in contatto questa coppia con padre Samuel mentre studiava in seminario. Ne nacquero un'amicizia e un'autentica esperienza spirituale che consentirono a quella mamma e a quel papà di trasformare ii loro dolore per la morte del figlio in fede e speranza di vita per questo nuovo figlio e futuro sacerdote indiano. Padre Samuel ha poi visitato questi genitori a Treviso facendo loro sperimentare l'infinita grazia della vita e della morte se vissute con Dio. E' evidente che la Chiesa indiana ha camminato negli anni. Si è sempre più radicata ed estesa al punto che è senz'altro giunto ii momento di cominciare a fare a meno della dipendenza economica dall'estero. Nel nostro viaggio ci siamo anche accorti dell'incidenza che ancora le caste hanno in seno alla Chiesa. Anche qui la croce di Gesù porta con sè la fine di ogni ideologia e gerarchia umana che non siano nella prospettiva della comunione.
Infine l'incontro con ii giovane e brillante vescovo di Eluru, mons. Jaya Rao Polimera. Mi ha informato dell'inizio della causa di beatificazione di padre Silvio Pasquali, arrivato in India nel 1897 e là morto nel 1923. In fama di santità, padre Silvio è già stato dichiarato Servo di Dio dalla Congregazione per le cause dei santi con il nulla osta al proseguimento della causa. Il vescovo era entusiasta e noi con lui!
Per questo viaggio abbiamo volato con Etihad Airways, compagnia che detiene una quota inportante della nostra Alitalia. Nella fase di decollo hanno trasmesso sugli schermi una preghiera di affidamento, alla quale ci siamo volentieri uniti. Mai successo nei nostri voli con compagnie italiane o europee...
Ma quali stanno volando più in alto?
* Missionario Pime