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    L’influenza di Maritain su Flavio Cotti, politico d’ispirazione cristiana

    di Lorenzo Planzi*

    «Sono cresciuto in una famiglia di credenti; credenti, ma non bigotti», era solito ripetere Flavio Cotti, nato a Muralto nel 1939 da una famiglia di commercianti di tessuti originaria di Prato Sornico. Dopo la scuola elementare al Collegio Sant’Eugenio di Locarno, il futuro consigliere federale frequenta il ginnasio al Collegio Papio di Ascona, e poi il liceo al Collegio di Sarnen. Prosegue poi negli studi a Friburgo, dove consegue la licenza in diritto nel 1964. Ma in che misura questo ambiente tradizionalmente cattolico lo segna? E quali sono le fonti che lo ispirano nel suo pensiero democratico cristiano?

    Ad Ascona il giovanissimo Flavio Cotti è segnato dai docenti benedettini provenienti da Einsiedeln. La sua formazione ha davvero un’anima benedettina, poiché da Ascona passa poi al Liceo benedettino di Sarnen. In quegli anni si radica in lui la convinzione dell’irrinunciabile convivenza tra religione e ragione: «Noi studenti filosofeggiavamo su Dio e il mondo; San Tommaso non ci era sconosciuto. L’educazione ricevuta a Sarnen era stata di stampo piuttosto conservatore, anche se mi ricordo ancora l’apertura, la positività e la tolleranza con cui il professore di storia ci presentò la Riforma».

    Flavio Cotti approda poi all’ambiente universitario di Friburgo, dove respira, a pieni polmoni, lo spirito dell’aggiornamento conciliare. Il fascino di un’Europa comunitaria, i cui trattati di fondazione sono tenuti a battesimo da uomini di spicco della democrazia cristiana europea – Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman – non lo lascia nel contempo indifferente. Durante gli studi, è grazie alla sua adesione a Lepontia che Flavio si avvicina alle figure di Luigi Sturzo e Jacques Maritain. È l’assistente spirituale di Lepontia, il canonico Martino Signorelli a parlare agli studenti dei libri Chiesa e Stato di Sturzo, ma anche L’homme et l’Etat e soprattutto Umanesimo Integrale di Jacques Maritain.

    Un’altra fonte d’ispirazione un po’ sorprendente è, per Flavio Cotti, il libro del teologo olandese Gustave Thils Teologia delle realtà terrene, quale si imbatte una prima volta già a Sarnen. Questa lettura, che riprende a diversi momenti della sua vita, porta Flavio a comprendere che esiste un’autonomia dei laici ed anche che le “realtà terrene” possiedono una dignità immanente propria. Un’applicazione concreta di questo approccio lo troviamo nella politica ambientale di Cotti: «Le vecchie dottrine, le vecchie interpretazioni puramente letterali del compito di “dominare la terra” cedono oggi il passo ad una nuova concezione della natura. Una natura di cui non si può abusare, che non rappresenta solo uno strumento, ma che possiede appunto valori immanenti propri». Parole che anticipano, a modo loro, il magistero di papa Francesco espresso nell’enciclica Laudato si.
    Per Flavio Cotti, infine, il Vangelo non è un programma politico e non potrà mai prendere il posto di una tessera di partito. Ma dev’essere considerato come stimolo, anzi una luce che illumina la coscienza. Nelle parole del consigliere federale si riflette, come in uno specchio, la via indicata da Jacques Maritain: «Nei problemi terreni, il singolo porta la responsabilità maggiore; nella fede e nei valori etici proclamati dalla sua Chiesa costantemente e ostinatamente troverà i criteri necessari alla sua azione sulle realtà terrene. Ma le decisioni dovrà prenderle nell’intimo della sua coscienza che, illuminata dalla fede, assurge dunque a mediatrice tra i valori eterni e la realtà quotidiana in cui si deve agire».

    *Storico

    Venerdì 12 e sabato 13 maggio: Due incontri per ricordare Flavio Cotti (catt.ch)

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