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Lorenzo, il diacono sereno e coraggioso

“Abbiamo la gioia di ritornare a celebrare la festività di San Lorenzo nella sua casa, in questa cattedrale a lui dedicata”, riaperta lo scorso ottobre dopo l’avvenuto restauro. Così il Vescovo di Lugano Valerio Lazzeri ha salutato i fedeli all’Eucaristia di domenica 12 agosto, ricordando il santo martire patrono. Con lui hanno concelebrato il Vicario generale Mons. Nicola Zanini, l’Arciprete Mons. Azzolino Chiappini, il Canonico Mons. Luigi Mazzetti, il Parroco Don Aldo Aliverti e il Cerimoniere vescovile Don Emanuele Di Marco. Presenti alcuni confratelli e un gruppo di cantori della Scuola corale della Cattedrale diretti dal maestro Robert Michaels, che ha pure accompagnato all’organo i canti.

Nell’omelia Mons. Valerio ha sottolineato la coraggiosa testimonianza di San Lorenzo, che ha affrontato il martirio nel 258, a seguito dell’editto promulgato nel 257 dall’imperatore Valeriano, che ordinava una crudele e capillare persecuzione contro i cristiani. Moriva martire pure lo stesso papa Sisto II eletto nel 257 e con il quale Lorenzo, originario di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei, era giunto a Roma, dove gli era stato affidato il compito di distribuire ai poveri le collette dei cristiani. Una missione propria dei diaconi, dei quali l’arcidiacono Lorenzo era responsabile.

La tradizione, come sottolineato dal Vescovo, ricorda che Lorenzo, all’ordine imperiale di consegnare i tesori della Chiesa, avrebbe risposto, indicando i poveri: “Eccoli i nostri tesori, che non diminuiscono mai e fruttano sempre e li puoi trovare dappertutto”.

Tanto coraggio gli derivava dalla sua fede in Gesù e dalla forza che lo Spirito infondeva in lui. La stessa forza, ha precisato il Vescovo, che aveva sostenuto il lungo cammino del profeta Elia, come proposto nella prima lettura. Questa forza deve sostenere anche ogni cristiano, nutrito dal Pane che Gesù offre a tutti e che è Lui stesso. In una lettera del contemporaneo San Cipriano di Cartagine, si legge che papa Sisto fu decapitato il 6 agosto 258. La data del 10 agosto 258 per il martirio di Lorenzo, secondo la tradizione,  appare quindi attendibile.  Un secolo dopo veniva venerato nella Basilica detta di San Lorenzo fuori le Mura, sorta sul luogo della sua sepoltura. Papa Damaso I., che guidò la Chiesa dall’ottobre 366 al dicembre 384, conquistato dalle virtù di questo martire, gli eresse una seconda chiesa sulle rovine del teatro di Pompeo.

“Lorenzo – scrisse il vescovo di Milano Ambrogio - illuminò il mondo con la luce da cui fu egli stesso avvolto e riscaldò d’amore i cuori dei fedeli con le fiamme fra cui consumò il suo martirio”.

La graticola, simbolo del suo martirio, figura ufficialmente su stemmi e documenti dei Vescovi e della diocesi di Lugano, che gli ha dedicato la sua cattedrale. Scrive al riguardo mons. Isidoro Marcionetti nel suo “La Chiesa di San Lorenzo in Lugano” (1972). “Quando nell’874 – ed è la più antica menzione – si parla di San Lorenzo, la chiesa volta a Oriente, e cioè con l’abside verso il lago, doveva aver già dignità architettonica e capienza per poter fungere, in brevi decenni, da collegiata e plebana sotto la giurisdizione dei vescovi di Como”. Precisa inoltre che “per tutto il quattrocento l’edificio è venuto assumendo, nelle parti essenziali, il volto di oggi”, con la facciata però verso il lago. La popolarità di San Lorenzo in Ticino è ben documentata pure dalle comunità parrocchiali che gli hanno dedicato la rispettiva chiesa, scegliendolo quale loro patrono, come le parrocchie di Breno-Fescoggia, Gudo, Isone, Ligornetto, Lodano, Losone, Muggio, Rossura e Sobrio. In suo onore sono sorti inoltri oratori e altre chiese come a  Camedo (Borgnone) e a Claro.

(Gianni Ballabio)

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