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Lun 16 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Lourdes, “bilancio” di un pellegrinaggio

    di Cristina Vonzun Oltre 700 pellegrini ticinesi sono rientrati sabato dal pellegrinaggio diocesano a Lourdes, esperienza di amicizia, di solidarietà, di fede e di Popolo di Dio in cammino. Avendoli seguiti come giornalista amo annoverarmi nella categoria dei “quasi pellegrini”, visto che ho dovuto avere anche uno sguardo professionale sul pellegrinaggio. In tanti articoli abbiamo parlato di carità, servizio, solidarietà. Mi piace però definire Lourdes come un’esperienza di cammino. La vita ti fa camminare, i fatti e gli eventi che si alternano nel caos frenetico di oggi, ti pongono nuove sfide professionali e umane, a cui la fede in qualche modo è chiamata o a dare una risposta o a sostenerti. È questo che cogli a Lourdes, tra i malati, i volontari, la gente che incontri. Lourdes fa avvertire due elementi legati all’ interiorità che sono indispensabili per proseguire il cammino della vita almeno con qualche punto fermo: la Provvidenza, che qui, più che in molti altri luoghi della terra sembra irrompere e farsi evento concreto nel caos della storia. Quella Provvidenza che è diventata tangibile nelle esistenze dei 69 sanati miracolosamente, nelle tante grazie fisiche annunciate (oltre 7 mila) e soprattutto nelle grazie e consolazioni interiori, che sono le più comuni e sono incalcolabili. Dunque, da Lourdes si parte con questa certezza: se c’è il caos che pare dominare la realtà, esiste pure una Provvidenza a cui rivolgersi, una Provvidenza a cui affidarsi, a cui semplicemente chiedere luce nei giorni di buio. L’altro elemento che salta all’occhio in questo luogo dove pare che male e bene stiano a braccetto, si intreccino e si respingano reciprocamente, è la preghiera. A Lourdes, davanti alla fede degli altri, le testimonianze che senti, la preghiera che vedi pronunciare dalle labbra del malato soprattutto, sei richiamato all’essenziale, ti trasformi senza che tu lo voglia e, alla fine, ti senti il cuore meno duro e sei più lieto. Ecco in poche righe il “bilancio” del mio “quasi” pellegrinaggio raccolto a microfoni spenti, sul ciglio della strada che costeggia il Gave. di Cristina Vonzun

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