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    Ma cos'è davvero, l'Islam?

    di Stella N'Djoku

    «L'Islam oggi è​​ presentato in maniera molto negativa, soprattutto da parte dei media. La questione identitaria viene molto dibattuta. Ma cos'è davvero, l'Islam? Il musulmano è sempre stato l’altro, il diverso. Ci sono state interazioni continue e Islam e Occidente si sono rifratti l’uno con l’altro in un gioco di specchi. Eppure, proprio l'Islam è parte integrante della cultura occidentale», sono state le parole di esordio di Massimo Campanini, Professore Associato di Storia dei Paesi Islamici presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Trento, nonché tra i massimi esperti italiani in storia e pensiero del Vicino Oriente arabo, ieri sera al secondo appuntamento di "Identica Identità. Le religioni monoteiste parlano dei nostri tempi", tenutosi nell'aula A-11 dell'USI.

    «Questa realtà di rapporto e rifrazione tra un soggetto e l'altro, che dovrebbe andare verso un'integrazione, è diventata ora conflittuale e la questione dell’identità, che viene spesso sventolata come una bandiera d’opposizione, è, in realtà, espressione di un'identità perduta». L'ostentazione dell'identità è però un problema che non riguarda soltanto il mondo islamico, ha sottolineato Campanini, che ha poi continuato illustrando cinque termini chiave per l'Islam. «I primi due, sono la "comunità" dei credenti, come parte integrante di una comunità più grande, e lo "spirito di corpo" e servono all'autoriconoscimento e fondano l'identità islamica. Nella critica e nella storiografia occidentale del termine Umma (Wat), viene detto che esso è un’idea carismatica perché ha una funzione direttiva. Nel Corano viene detto: “aggrappatevi alla corda di Dio e non disperdetevi”. La Umma nasce con Maometto e nasce con l’immigrazione di Maometto. Il terzo, la "frattura", serve al riconoscimento, mentre gli ultimi due, sono "inclusione" e "califfato". Ed è proprio con la questione del califfato che si arriva ad un punto nodale della questione».

    Ed ecco arriva la Fitna: uno dei califfi viene assassinato, c’è una disputa di califfato e scoppia la finta, una guerra civile, ci ha raccontato Campanini. «C’è la scissione. Fitna è un momento che indica un momento di conflittualità, una guerra che scoppia nel 256. Perché questo evento è così importante? Da qui parte storicamente la divisione tra sciiti e sunniti». È la fine del sogno della compattezza della Umma. C'è la perdita identità musulmana: si sono scisse le tre correnti che non si son più ricomposte.

    Una delle domande più importanti è «Cosa è il Califfato?»: Il termine califfo è il sostenuto vicario, ma nel corano non ha un significato politico.  Il problema risiede proprio nell'aspetto politico del califfato: ha o meno valenza politica all'interno del Corano?

    A introduzione della serata sono intervenuti con i loro saluti, l'Imam Samir Jelassi, Imam tunisino della Lega dei Musulmani in Ticino e membro fondatore del Forum di dialogo interreligioso in Ticino, e Seyed Ali Hosseini, giornalista iraniano del Centro Culturale Islamico Imam Ali.

    Articolo apparso sul Giornale del Popolo di sabato 2 maggio 2015

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