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    Migrazioni al femminile - Donne senza frontiere

    2016-12-13 L’Osservatore Romano

    Donne che emigrano, donne che accolgono altre donne in fuga da guerre, violenze, miseria. Al tema delle migrazioni al femminile, declinato nelle sue varie sfaccettature, è dedicato il seminario che ha avuto luogo martedì 13 dicembre, nella sede del Sovrano militare ordine di Malta (Smom). L’incontro è stato organizzato dall’ambasciatore dello Smom presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, in collaborazione con L’Osservatore Romano, in occasione della presentazione del numero 52 (dicembre 2016) del mensile «donne chiesa mondo», dedicato proprio a quest’argomento. Oltre alla coordinatrice della pubblicazione, Lucetta Scaraffia, ai lavori hanno preso parte donne attive nella Curia romana e in alcune congregazioni religiose, impegnate nel settore della sanità e nell’accoglienza dei migranti, che hanno offerto testimonianze e spunti di riflessione su quello che rappresenta uno dei temi portanti del pontificato di Papa Francesco. In questa pagina pubblichiamo quasi per intero l’intervento con cui il cardinale presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti ha introdotto l’incontro.

    Riflettendo sulle migrazioni passate, esse non sono soltanto una lezione di storia, ma ci permettono di capire come questo fenomeno sia “segno dei tempi”, che continuamente influenza il mondo e la Chiesa universale. In particolare, il vii congresso mondiale della pastorale dei migranti, convocato nel novembre del 2014 dal dicastero che presiedo, ha notato che «oggi le donne migranti sono riconosciute non solo come dipendenti o parte del processo di ricongiungimento familiare, bensì come agenti indipendenti, che provvedono al sostentamento della famiglia e/o sono artefici del proprio progetto migratorio. La migrazione può essere un importante strumento/occasione di responsabilizzazione per le donne» (Documento finale, conclusione n. 12). Siamo testimoni dell’aumento crescente delle donne che lasciano i loro Paesi alla ricerca di una vita più degna, di maggiore libertà o di migliori prospettive professionali.

    Se guardiamo il nostro presente — il cosiddetto “oggi” — richiamando alla mente il passato, lo facciamo innanzitutto per orientare il nostro futuro. In questo contesto, desidero allora fare accenno a due donne che, nell’ambito della migrazione, sono davvero fonte di particolare ispirazione.

    La prima è santa Francesca Saverio Cabrini, una donna che ha valorizzato la religiosità femminile in modo carismatico, profetico per i tempi in cui viveva, rispondendo a problematiche allora emergenti nel fenomeno migratorio. L’apostolato di madre Cabrini tra i migranti era fatto di misure concrete e innovative: un punto di riferimento tra migranti poveri e emarginati, con un’azione articolata per salvaguardare la loro dignità umana, la preoccupazione per la loro evangelizzazione, e il deciso sostegno per l’integrazione dei migranti nel nuovo contesto sociale senza rompere i legami con i costumi e la cultura del Paese di provenienza. Il suo impegno è testimonianza dell’amore cristiano vissuto concretamente, e ha contribuito allo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa sulla questione delle migrazioni.

    Desidero ricordare qui anche Assunta Marchetti, co-fondatrice delle suore missionarie di San Carlo Borromeo (Scalabriniane), recentemente beatificata, che ha vissuto la sua vocazione dedicandosi in modo particolare ai più bisognosi. Madre Assunta aveva il carisma della donna forte e sapiente. Amava profondamente il prossimo e lo dimostrò, dedicandosi ai migranti, agli orfani e ai malati. La sua testimonianza oggi ha una attualità sconvolgente: italiana in Brasile, è testimone che le frontiere si possono superare. Migrante tra i migranti, la beata Marchetti ha vissuto un modello di servizio socio-pastorale concreto e, pertanto, possiamo ricordarla come segno di una importante risposta del nostro tempo, in particolare nell’accoglienza dei minori non accompagnati e dei bambini orfani a causa delle tragedie dell’emigrazione.

    Oggi pure non mancano persone — religiose e laiche — che mettono a disposizione dei migranti non soltanto il loro tempo, ma anche le loro forze e il loro generoso servizio.

    di Antonio Maria Vegliò

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