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Lun 16 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Non si può tacere l'amore

    di sr. Gianfranca Foiadelli

    Missionarie dell'Immacolata - luglio/agosto 2015

    Ricordo che da ragazza la parola missione mi affascinava e mi attirava. Volevo essere missionaria.

    Cercavo un istituto che fosse esclusivamente missionario, ma non sapevo dove trovarlo. Un giorno, una suora delle Sacramentine, del mio paese, mi ha invitato a parecipare ad un campo estivo e fu in quella occasione che incontrai un padre del Pime che mi presentò alle Missionarie dell'Immacolata. Il giorno in cui le incontrai, ricordo che in poche parole riassunsero per me il loro carisma: portare con passione l'annuncio del vangelo ai non cristiani. In quel giorno mi divenne più chiaro che il Signore mi chiamava a sè in una vita di consacrazione per la missione nella famiglia delle Missionarie dell'Immacolata.

    Da quel giorno il mio desiderio cominciò concretizzarsi in questi eventi della mia vita: il 2 febbraio 1987 sono entrata nella congregazione delle Missionarie dell'Immacolata a Monza; il 18 febbraio 1990 ho fatto la mia prima professione religiosa;il 6 gennaio 1996 la professione definitiva dei voti. In quello stesso giorno ho ricevuto nella mia comunità di Stezzano il mandato missionario per il paese a cui ero stata destinata: il 24 ottobre 1996 sono partita per il Bangladesh, la terra che mi ha accolto per quasi 18 anni.

    L'impatto con la nuova realtà non è stato facile. La prima cosa che ho fatto appena arrivata in Bangladesh è stata quella di dedicarmi allo studio della lingua bengalese a Dhaka: mi è sembrato di tornare bambina.

    Per qualche tempo mi sono sentita come un pesce fuor d'acqua, non solo a motivo della lingua, ma dell'ambiente, del clima, soprattutto della cultura,un insieme di culture anzi, di tante etnie diverse.

    Subito dopo il corso di bengalese fui mandata a Dhanjuri in una zona forestale abitata dall'etnia degli Uraon e cominciai il mio servizio per la promozione della donna e nella catechesi.

    Dopo 4 anni mi ritrovai a Gopalpur, una zona dove vivono i Paharia, uno dei gruppi più poveri del Bangladesh, ed ebbi modo di fare una nuova esperienza in un centro di ricamo per le donne di quell'etnia.

    Ancora 4 anni e fui inviata a Bonpara, dove sono rimasta questa volta 7 anni, svolgendo un lavoro di promozione della donna in un laboratorio di ricamo e cucito.

    Una delle cose che mi ha sempre colpito in questi gruppi etnici presenti in Bangladesh è l'accoglienza e l'ospitalità. Si viene sempre ricevuti con dei fiori e con il gesto della lavanda dei piedi. Dopo aver raggiunto il villaggio per strade polverose e piene di fango, la gente ti invita a sederti per riposare un po' e poi inizia il rito della lavanda dei piedi: un gesto significativo che ricorda quanto Gesù ha fatto per i suoi discepoli.

    Questo gesto ha segnato il mio cammino missionario; l'ho sempre visto e sentito come un invito chiaro e semplice da parte del Signore a mettermi in servizio dei miei fratelli e sorelle del Bangladesh con disponibilità e accoglienza, aperta al diverso e al nuovo. Togliersi i sandali è sempre segno di rispetto, perchè il luogo che ci accoglie è sacro.

    Ringrazio il Signore, oggi, per il grande dono della vocazione missionaria che ho ricevuto. Lo ringrazio per i 18 anni trascorsi in Bangladesh nei quali mi ha ricolmata di tante benedizioni. La Parola di Dio che mi ha accompagnata è stata: "Non temere... io sono con te".

    Ringrazio anche i miei genitori e i miei fratelli per il loro sostegno e il loro incoraggiamento durante gli anni della mia vita in missione. Quest'anno, che è dedicato alla vita consacrata, festeggio il mio 25° di professione religiosa. Papa Francesco rivolge a me e ad ogni persona consacrata l'invito a guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza. Tutto questo mi riempie di gioia e mi fa sentire come è prezioso il dono della vita consacrata. Penso soprattutto ai giovani e mi auguro che possano scoprire come la vocazione missionaria sia il dono più bello che si possa ricevere dal Signore. Come dice papa Francesco: "La missione è ciò che l'amore non può tacere".

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