DI GINO DRIUSSI
Papa Francesco compirà un nuovo gesto di grande significato nel pomeriggio di domenica 17 gennaio, con la visita alla sinagoga di Roma, su invito del rabbino capo Riccardo Di Segni. Bergoglio sarà il terzo pontefice romano a varcare la soglia del Tempio maggiore ebraico dopo Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986 e Benedetto XVI il 17 gennaio 2010. Da diversi anni, la Chiesa cattolica italiana celebra proprio il 17 gennaio la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, alla vigilia dell’inizio della Settimana di preghiera per l‘unità dei cristiani.
Il documento fondamentale che regola i rapporti tra cattolici ed ebrei è la dichiarazione del Concilio Vaticano II sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane “Nostra aetate” del 28 ottobre 1965. E in occasione del suo 50.o anniversario, lo scorso 10 dicembre la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, presieduta dal cardinale svizzero Kurt Koch, ha pubblicato un nuovo testo, intitolato “Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”. Non si tratta di un documento magisteriale, ma di un “punto di partenza” per “arricchire” ed “intensificare” la dimensione teologica del dialogo ebraico-cattolico sviluppatosi a partire dal Concilio Vaticano II, un dialogo che mai dimentica le radici ebraiche del cristianesimo. Senza tali radici, la Chiesa rischierebbe di “perdere il proprio ancoraggio nella storia della salvezza” perché l’ “humus di ebrei e cristiani - si specifica - è l’ebraismo del tempo di Gesù”. L’apprezzamento di fondo espresso nei confronti dell’ebraismo nella “Nostra aetate” - sottolinea ancora il testo - ha contribuito a far sì che “comunità nel passato scettiche le une di fronte alle altre si trasformassero col tempo in partner affidabili e addirittura in buoni amici” in grado di far fronte insieme alle crisi e di gestire i conflitti in modo positivo. Sono decisamente lontani i tempi in cui i cattolici accusavano gli ebrei di “deicidio”, come lo dimostrano i numerosi passi compiuti negli anni: nel 1959 Papa Giovanni XXIII fece eliminare, nella preghiera della liturgia del Venerdì Santo, l’espressione “pro perfidis Judaeis”, poi nel 1974 Paolo VI istituì la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, cui sono seguiti tanti testi e documenti che, “per quanto importanti non possono però sostituire gli incontri personali e i dialoghi faccia a faccia”, afferma ancora la dichiarazione dello scorso dicembre, che ricorda l’impegno di Papa Montini, di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Francesco, il quale , prima come arcivescovo di Buenos Aires e ora come Papa, ha particolarmente a cuore la promozione del dialogo con l’ebraismo.
L’amicizia con Skorka
E a proposito di Papa Francesco, come con le altre confessioni cristiane anche nei rapporti con l’ebraismo Bergoglio dimostra di voler privilegiare innanzitutto le relazioni personali. Come non citare, a questo proposito, la sua grande, profonda amicizia, sin da quando guidava l’arcidiocesi di Buenos Aires, con il rabbino Abraham Skorka, rettore del Seminario rabbinico latino-americano della capitale argentina? Da questa intesa, che Skorka definisce “da amici sulla strada alla sequela di Dio”, è nato il libro a quattro mani – firmato dal futuro Papa e dal rabbino - “Il cielo e la terra”, uscito per la prima volta nel 2010. Come si ricorderà, nella visita in Terra Santa del maggio 2014, Francesco volle accanto a sé anche il rabbino Skorka e lo sceicco musulmano Omar Abboud, presidente dell’Istituto per il dialogo Interreligioso di Buenos Aires, altro suo grande amico. Il commovente abbraccio in cui si sono stretti i tre davanti al Muro del pianto di Gerusalemme resterà un momento indimenticabile di quel viaggio.
E in vista della visita del Papa domenica alla sinagoga di Roma, per la quale c’è grande attesa, il rabbino Giuseppe Momigliano, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, ha sottolineato come si tratti “di un evento importante, che conferma sia l’attualità del dialogo ebraico-cristiano sia l’importanza di manifestarlo con eventi che richiamano l’approfondimento dei temi del dialogo stesso”.