Nella notte la prima audizione del cardinale australiano in video collegamento da Roma di fronte alla Royal Commission che indaga sugli abusi del clero: respinge accuse specifiche di aver coperto religiosi pedofili, ammette che negli anni Settanta si credeva alla versione dei preti e non a quella delle vittime.
di Andrea Tornielli
È stata la prima di tre o quattro audizioni, che si svolgeranno stanotte e nei giorni successivi: il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia e membro del consiglio di cardinali che collabora con il Papa per la riforma della Curia è comparso di fronte alla Commissione governativa australiana che indaga sugli abusi sui minori commessi da sacerdoti, religiosi o persone collegate alla Chiesa. Com’è noto, a causa delle sue condizioni di salute che non gli permettono di affrontare il lungo viaggio transoceanico, il porporato ha chiesto e ottenuto di fornire la sua testimonianza in videoconferenza, dall’hotel Quirinale di Roma. La prima audizione è iniziata poco dopo le 22 e si è conclusa alle 2.30 di questa mattina. Erano presenti dei seminaristi australiani e una rappresentanza delle vittime degli abusi, che hanno organizzato una raccolta di fondi per essere presenti dal vivo di fronte a Pell.
Finora dalla vicenda australiana è emerso un quadro non dissimile da quelli riferibili ad altri Paesi e ad altre situazioni: preti pedofili che invece di essere fermati e processati, sono stati dai loro vescovi semplicemente spostati di parrocchia, potendo così continuare a compiere le loro immonde azioni da un’altra parte. Le vittime e i loro familiari che, invece di essere accolte, sostenute, protette, accompagnate e risarcite, sono state tenute lontane, non credute e trattate come una minaccia al buon nome della Chiesa.
Il cardinale Pell è stato ordinato sacerdote nella diocesi australiana di Ballarat nel 1966 e durante il suo servizio è stato uno dei consiglieri del discusso vescovo Ronald Austin Mulkearns, oggi ottantacinquenne, accusato di aver insabbiato le accuse di pedofilia rivolte ad alcuni preti della sua diocesi e di aver distrutto documenti riguardanti queste vicende. Nel 1987 Pell viene nominato vescovo ausiliare di Melbourne e nove anni dopo ne diviene arcivescovo. La Commissione governativa ricorda che egli aveva responsabilità, come ausiliare, per la zona dell’arcidiocesi nella quale venne trasferito uno dei preti abusatori. L’opinione pubblica in Australia è piuttosto negativa nei confronti del cardinale, perché, ripetono i suoi accusatori, «non poteva non sapere» ciò che stava avvenendo. Pell si è invece sempre difeso negando di essere stato a conoscenza degli abusi e dei trasferimenti degli abusatori.
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