Prima intensa giornata di corsi intensivi alla Facoltà di Teologia di Lugano, il cui semestre è iniziato oggi. Le sessioni della giornata, in particolare, hanno indagato il ruolo della donna nella storia della Chiesa, a partire dai primi tre secoli sino al recente Magistero, con interventi del prof. Gabriele Pelizzari (Milano, Lugano), della prof.ssa Simona Negruzzo (Bologna) e del prof. Ettore Malnati (Trieste).
Molte le suggestioni emerse, a cominciare dal fatto – ben illustrato dalle fonti adoperate dal prof. Pellizzari – che già nella Chiesa delle origini si tendeva spesso e volentieri a superare la distinzione tra il maschile e il femminile. Laddove la donna avesse voluto, nell’antichità, rendersi simile all’uomo per motivi ascetici e per sembrare più forte, i padri sinodali avevano addirittura statuito di condannarla, dimostrando quanto fosse preziosa l’identità femminile. La donna, dunque già dalle origini cristiane, ha conosciuto una notevole promozione, venendo riconosciuta non tanto per il suo ruolo ministeriale ma piuttosto per l’autorevolezza esercitata. Il problema della sua rilevanza, dunque, non era ministeriale ma magisteriale. La presenza femminile nelle Chiese delle origini era così su un piano molto più alto che non quello che accadeva nell’ambito del ministero.
“Più che domandarci se la donna può ricoprire ruoli ministeriali – conclude quindi Pellizzari – dobbiamo porci di fronte ad una domanda ancora più radicale: è possibile una Chiesa nella quale non si affidi alle donne una posizione autorevole?”.
Sollecitati gli astanti con questa domanda così ben posta, la parola è quindi passata alla dott.ssa Negruzzo. Da Chiara d’Assisi a Brigida di Svezia o Caterina da Siena, emerge con chiarezza un aspetto: lo spirito suscita nuove forme di vita in cooperazione con l’inventiva umana. E nessuno meglio che le donne seppe intercettare per primo questi bisogni nella storia della Chiesa. Mentre la gerarchia per via autoritativa delimitava e circoscriveva nuove forme di vita, la donna, nella Chiesa, le inventava, rispondendo ai bisogni precisi dell’epoca in cui stava vivendo.
Davanti a questa evidenza, il Magistero della Chiesa, soprattutto nel Novecento, ha investito tante energie per cercare di migliorare il ruolo della donna, prima ancora che nella Chiesa stessa, nella società, non solo a livello di principio, ma anche di ortoprassi. Il punto di partenza per il Magistero è l’antropologia del libro della genesi, che pur tenendo conto della diversità vede l’uomo e la donna con uguale dignità, lasciando che essi diventino l’uno per l’altra sinergia esistenziale. Da Paolo VI che auspicava, grazie alla fondazione di una Commissione di studio sulla donna nella società e nella Chiesa, la piena partecipazione della donna alla vita comunitaria della società, alla Lettera alle donne di San Giovanni Paolo II e alle molte sollecitazioni di Papa Francesco sul tema ("La Chiesa è donna"), il pensiero è chiaro: il genio femminile è necessario, tanto più alla Chiesa.