Con la messa nella Basilica del Santo Sepolcro, si è conclusa a Gerusalemme l'Assemblea del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. I presidenti dei vescovi europei hanno poi incontrato il presidente israeliano Rivlin; ieri una delegazione dei vescovi ha avuto un colloquio con il presidente palestinese Abbas. I temi al centro dei lavori, iniziati venerdì, hanno riguardato la situazione del Medio Oriente e la necessità di un impegno della Chiesa, nei diversi Paesi europei, a sostegno dei cristiani di Terrasanta. Per la situazione nel Vecchio Continente, si è parlato soprattutto delle sfide etiche, della promozione del valore della famiglia, della necessità di accogliere migranti e rifugiati.Nell'intervista del nostro inviato Fabrizio Mastrofini, la valutazione di mons. Duarte Da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali:
R. – L’importanza di questo incontro in Terra Santa è in tre grandi punti. Il primo punto riguarda l’incontro con Gesù Cristo e l’incontro con i luoghi dove Gesù Cristo vive, che genera un rinnovamento del radicamento delle missione delle Chiese in Europa e in Gesù Cristo. Non che prima non ci fosse ma è chiaro che dopo questi giorni sentiamo veramente che vale la pena e dà senso. Il secondo punto è l’aver vissuto l’incontro con le popolazioni locali, con le famiglie di Nazareth, con i religiosi a Betlemme, con i diversi capi delle Chiese e diversi vescovi, con il popolo nella processione a Milia… Sono stati tutti incontri di una grande profondità di fede, di una grande commozione per la testimonianza della fede dei cristiani in Terra Santa. Il terzo punto è la riflessione su quelle che abbiamo chiamato le gioie e le sofferenze della Chiesa europea, come il tema dei migranti soprattutto visto come la pluralità delle circostanze e le realtà, perché ogni vescovo ha parlato e ha anche avuto opportunità di far vedere quello che accade nel proprio Paese e si vedeva come per alcuni i problemi sono gli stessi ma ci sono anche esperienze diverse. Allora, credo che questa diversità e questa sintonia di problematiche abbia aiutato molto la promozione e la collaborazione. Inoltre, c'è il tema della famiglia, legato a quanto si discuterà al Sinodo ma anche a quello che si sta vivendo attualmente come sfida culturale in tutta l’Europa con l’avanzata della teoria del gender, che risveglia nella Chiesa la coscienza della necessità di evangelizzare e difendere la persona umana in tutte le sue dimensioni. Quindi questi temi, così come l’importanza del dialogo interreligioso che è stato sottolineato in diversi Paesi come fondamentale, ha permesso di capire che l’incontro è stato un grande successo. Io sono convinto che tutti i vescovi che hanno partecipato a questo incontro torneranno a casa senz’altro stanchi, perché i lavori sono stati intensi, però veramente felici di dire che vale la pena essere pastori, vale la pena di essere cristiani oggi in Europa e in Terra Santa perché la fede dà senso.
(Da Radio Vaticana)