Il Comitato Svizzero dell'Apostolato dei Laici (CSAL), attraverso un comunicato pubblicato diffuso nei giorni scorsi, invita tutti i cattolici del Paese a riflettere sul loro desiderio di tornare a sentirsi Chiesa una volta che sarà terminata la pandemia.
Il comunicato del CSAL
È passato un anno. Il Coronavirus si è infilato nelle vite di tutti noi, portandovi cambiamento. Come un vento ci ha investiti. Tutti allo stesso modo, tutti in modo diverso. Come alberi ci ha scosso. Facendoci perdere foglie, spezzare rami, gelare radici. Ma ora nell’aria si senta la primavera. Si avvicina la Pasqua, che prepotente, porta con sé la voglia di rinascere. E a rinascere, proprio a partire dai luoghi da cui siamo stati costretti a prendere le distanze: le comunità, le parrocchie, le chiese.
Quali membri del Comitato Svizzero dell’Apostolato dei Laici che riunisce persone impegnate nella Chiesa dei tre ambiti linguistici, sentiamo il bisogno di riflettere ad alta voce tra di noi e con voi, su quanto questo lungo tempo di “digiuno” dalle nostre abitudini religiose, ha prodotto in noi. Perché non vorremmo ritornarvi uguali a come eravamo prima, ma da uomini e donne che hanno saputo, anche in questo frangente, vedere l’occasione che Dio ci ha offerto per avanzare nel nostro cammino di conversione, come singoli e come comunità. Non per tornare al più presto al punto esatto in cui ci siamo fermati, ma per portare in quei luoghi che sono cari e necessari alla nostra fede: consapevolezza, consuetudini e convinzioni nuove.
Il coronavirus non è una parentesi da chiuderci alle spalle non appena possibile. Ma l’occasione per renderci conto della nostra vulnerabilità di esseri umani, del fatto che nessuno si salva da solo e di come le domande sulla vita e sul suo senso, anche se tentiamo di eluderle, alla fine sono loro che vengono a cercare noi.
Oggi desideriamo condividere con voi alcune delle domande che ci sono sorte in questo periodo di confinamento e che riteniamo possano offrire utili input all’interno delle nostre comunità in… ripartenza.
La Chiesa condivide con la società la medesima condizione e sorte terrena. Ma più della società, ha la capacità di far
intravedere anche nella tempesta che il Signore è sempre presente. Qual è il contributo che oggi, le cristiane e i cristiani possono dare alla costruzione della società civile?
Per un periodo di tempo più o meno lungo, tutti noi abbiamo vissuto l’esperienza di un tempo senza celebrazioni in presenza. Quali riflessioni, quali desideri, quali mancanze questo periodo inedito nella vita di tutti, ha generato in noi?
In che comunità desideriamo fare ritorno?
Abbiamo dei temi che ci preme portare avanti come comunità e che la pandemia ci ha aiutato ad individuare?
Che sogno di Chiesa portiamo nel cuore?
Il Comitato Svizzero dell’Apostolato dei Laici
Il Comitato Svizzero dell’Apostolato dei Laici (CSAL) è composto da un vescovo-delegato dalla Conferenza dei Vescovi Svizzeri (CVS)- e da diversi delegati che rappresentano le organizzazioni laiche delle tre principali regioni linguistiche della Svizzera: dove è conosciuto col nome di Schweizerisches Koordinationskomitee Katholischer Laien (SKKL) nell’area germanofona, Comité Suisse de l'Apostolat des Laïcs ( CSAL) in quella romanda e Comitato Svizzero dell'Apostolato dei Laici (CSAL), nella Svizzera italiana.
I diversi movimenti laicali si organizzano in modo differente all’interno delle tre regioni linguistiche.
Nella Svizzera tedesca esiste il Deutschschweizer Forum Katholischer Organisationen (DFKO) con scopi e finalità propri. La Communauté Romande de l'Apostolat des Laïcs (CRAL) raggruppa 28 movimenti di laici presenti in Svizzera francese. Mentre in Ticino il/la rappresentante della CSAL esce dalle fila dell’Azione Cattolica o dell’Unione Femminile e viene indicato/a dal vescovo.