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Mar 17 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Sinodo: l’orizzonte di Francesco

    di Cristina Vonzun Il Sinodo ordinario dei vescovi dedicato alla famiglia può essere affrontato da diversi punti di vista. Quello che personalmente mi piace sottolineare è la dimensione del dibattito. Una dimensione nuova, almeno nelle modalità in cui Francesco l’ha proposta alla Chiesa. Una dimensione estremamente importante anche se certamente non facile da vivere. Senza intaccare la dottrina, come ha precisato Francesco all’inizio del Sinodo ordinario, è chiesto ai padri sinodali di affrontare questioni nuove, questioni del mondo di oggi, di esprimere anche dissenso sui metodi pastorali attualmente in uso, di avere “un orizzonte aperto”, come ha nuovamente invitato il Papa nei giorni scorsi. Questo processo indubbiamente non è evidente, non è indolore, è sicuramente anche a rischio, ma solo così si può crescere. Non è indolore perché è molto più facile rispondere ai nuovi problemi ripetendo soluzioni vecchie, che non chiedono lo sforzo di un pensiero e l’impegno di un dibattito, non è indolore perché c’è chi resta scombussolato anche tra i fedeli, – come mi confidava qualcuno nei giorni scorsi – confessandomi di essersi “fatto da tempo una ragione anche di quello che non capisce”. Ma solo assumendo il rischio di esplorare nuove strade pastorali si cresce, ci si attrezza per servire le famiglie di questo secolo, famiglie sane e famiglie ferite, famiglie allargate e famiglie monoparentali, giovani che convivono fuori dal matrimonio, divorziati – risposati e via dicendo. Con la scelta di un processo sinodale costituito dal dialogo e dal dibattito franco, interno ed esterno all’aula dell’Assemblea - se si pensa al grande coinvolgimento del Popolo di Dio che c’è stato grazie ai questionari, è data a tutti la possibilità di partecipare e di sentire l’appartenenza alla Chiesa come qualcosa di vivo e vivace. Parimenti si fa così più vissuta anche la missione di una Chiesa immersa nel mondo contemporaneo. Un processo di cambiamento che sicuramente non si esaurirà con il Sinodo, ma per Francesco l’importante è che si sia avviato. Faceva notare padre Antonio Spadaro in questi giorni, dalle pagine della rivista “Civiltà Cattolica”, che Francesco è e resta un gesuita: un uomo dal pensiero aperto, sempre in cerca di semi di Verità nell’incontro con tutta la realtà. Sembra che Francesco voglia una Chiesa così: inquieta, mai ferma, sempre capace di rimettersi in gioco sulla strada della vita per servire l’umanità di questo tempo. Una Chiesa che sia come il buon Samaritano, disposta a lasciarsi scomodare l’esistenza dall’improvviso volto di uno sconosciuto, bisognoso di aiuto. di Cristina Vonzun

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